L’ex attaccante del Parma e del Milan analizza i rossoneri di Amorim, la vigilia del derby e il momento dei crociati di Gilardino

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Prima tifoso, poi protagonista: per Alessandro Melli, anche ex Milan, il Parma in Serie A era un’utopia, finché quel gol nel 1990 non l’ha trasformata in realtà. Da lì una carriera tra il Tardini e una parentesi in rossonero, accanto a campioni che hanno scritto la storia del calcio. Oggi, con quello sguardo, sa distinguere quando una squadra è solida e quando invece rischia di sgretolarsi.

L’ex attaccante è intervenuto in ESCLUSIVA ai nostri microfoni: dall’analisi sul Milan di Amorim e sul derby della Madonnina alle responsabilità nella crisi dei crociati, fino ai ricordi di uno spogliatoio da leggenda.

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Milan, il nodo Gonçalo Ramos e il ruolo di Cissè: l’analisi di Melli sulla squadra di Amorim

La scorsa partita del Milan contro il Bologna non è stata tra le migliori di questo inizio stagione dei rossoneri. Nel primo tempo, la squadra di Amorim era riuscita a reagire, ribaltando anche il risultato. Che cosa è successo nel secondo tempo? Secondo lei, si è trattato di un calo fisico, tattico o mentale?

“Premetto che non ho visto la partita perché ero al Tardini ad assistere a quella del Parma. Dunque, non ho avuto il piacere e la possibilità di vedere il Milan e, di conseguenza, mi diventa un po' difficile esprimere un giudizio su una partita che ho potuto seguire soltanto attraverso gli highlights. Obiettivamente, da lontano, mi dà l'impressione di essere una squadra che ha troppi alti e bassi e che, di conseguenza, ha poco equilibrio. Questo, spesso, rappresenta un problema per una squadra che deve comunque raggiungere obiettivi importanti, perché rischia di essere meno solida. Di solito, infatti, una squadra che punta a obiettivi importanti deve avere molte più certezze in sé stessa”. 


Uno degli aspetti positivi della stagione del Milan fino a questo momento, è Alphadjo Cissè. Le chiedo: se fosse al posto di Amorim, in quale posizione del campo lo schiererebbe? Può diventare una risorsa fondamentale per il resto della stagione?

“Sicuramente sì, visto che Cissè sta facendo bene ed è una delle note positive del Milan. Può essere sicuramente un valore importante, soprattutto nell'immediato, considerando che sta segnando abbastanza. Mi dà l'idea di essere una punta esterna, anche se la mia conoscenza del giocatore è un po' limitata. In ogni caso, nel ruolo in cui lo sta facendo giocare adesso, sta ottenendo risultati. Credo quindi che quello sia proprio il suo ruolo”.

AC Milan v Bologna FC - Serie A 2026/27
MILANO, ITALIA - 28 OTTOBRE: Alphadjo Cisse del Milan festeggia dopo aver segnato il secondo gol della sua squadra durante la partita di Serie A tra Milan e Bologna allo Stadio Giuseppe Meazza, il 28 ottobre 2026 a Milano, Italia. (Foto di Marco Luzzani/Getty Images)

E poi c'è Gonçalo Ramos, che incontra sempre più difficoltà a trovare il gol. Come si spiega queste difficoltà da parte del portoghese? Si tratta di un problema legato al singolo giocatore o di una questione prettamente tattica?

“Credo che, quando c'è un problema, questo non sia mai riconducibile a un'unica causa, ma derivi da diversi fattori. Uno può essere sicuramente una condizione fisica non ottimale o, comunque, un morale non particolarmente brillante. Poi c'è l'aspetto legato alla squadra: il calcio è uno sport di squadra e, logicamente, il collettivo può aiutare il singolo giocatore oppure metterlo in difficoltà. Questo vale soprattutto per un attaccante come Ramos, che dipende molto anche dal rendimento della squadra. Non sempre può risolvere i problemi da solo; anzi, il più delle volte ha bisogno del supporto dei compagni. Obiettivamente, credo che in questo caso ci sia una concomitanza di diversi fattori”. 


AC Milan v Bologna FC - Serie A 2026/27
MILANO, ITALIA - 28 OTTOBRE: Gonçalo Ramos del Milan appare sconsolato durante la partita di Serie A tra Milan e Bologna allo stadio Giuseppe Meazza, il 28 ottobre 2026 a Milano, Italia. (Foto di Marco Luzzani/Getty Images)

Derby della Madonnina, il peso di Rabiot nel Milan e delle assenze: il pronostico di Melli

Sabato sera ci sarà il primo derby della Madonnina della stagione. Il Milan arriva da una sconfitta pesante, come quella contro il Bologna, mentre l'Inter si presenta al derby dopo una vittoria sofferta in casa del Venezia. Quanto conta il momento psicologico, e quanto, invece, il derby può azzerare tutto?

“L'aspetto psicologico è sicuramente importante. È anche vero che, se si guarda alla storia dei derby, spesso queste partite tendono a ridimensionare le differenze, senza necessariamente annullarle del tutto. Si tratta di gare un po' a sé, nelle quali una squadra magari inferiore sulla carta, o che sta attraversando un momento più difficile, può trovare energie e forze tali da ribaltare qualsiasi pronostico. Da questo punto di vista, per il Milan potrebbe essere proprio la partita giusta per rimettersi in carreggiata e ritrovare il morale attraverso una vittoria importante. Dall'altra parte, invece, c'è una squadra che sta facendo un po' di fatica. L'Inter non domina le partite come forse ci si aspetterebbe, considerando il livello tecnico della rosa, ma alla fine riesce comunque a portare a casa i tre punti. E questo è l'aspetto più importante. Ribadisco, quindi, che i derby sono partite che spesso sfuggono a ogni previsione”.

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Se dovesse individuare oggi la squadra più pronta per vincere il derby, chi sceglierebbe?

“Sceglierei l'Inter, perché la logica porta a dire che sia più forte del Milan. Tuttavia, come ho detto prima, il Milan ha le qualità per sorprendere, disputare una partita importante e mettere in difficoltà i nerazzurri. È logico che, se dovessi giocare una schedina, punterei sulla vittoria dell'Inter, ma non sarei così tranquillo”.

Gabbia, Saelemaekers, Loftus-Cheek, Chukwueze e Tomori sono tra gli indisponibili in casa Milan, mentre Rabiot, Gila e Moreira sono stati recuperati. Quanto possono incidere queste assenze sul piano tattico di Amorim e, di conseguenza, sul risultato finale?

“Le assenze incidono molto, soprattutto quando riguardano giocatori importanti. Credo che un giocatore come Rabiot, per citare il primo nome e probabilmente il più importante tra quelli che ha elencato, possa fare la differenza. È vero che nel calcio la profondità della rosa è fondamentale e che avere tanti giocatori a disposizione è un vantaggio. Tuttavia, bisogna riconoscere che alcuni giocatori sono più determinanti di altri. Recuperare certi elementi può quindi rendere la partita più equilibrata per il Milan”.

AC Milan v Atalanta BC  - Serie A 2026/27
MILANO, ITALIA - 18 OTTOBRE: Adrien Rabiot del Milan posa insieme al compagno di squadra Diego Moreira con il trofeo di "Migliore in campo" al termine della partita di Serie A tra Milan e Atalanta, disputata allo stadio Giuseppe Meazza il 18 ottobre 2026 a Milano, Italia. (Foto di Giuseppe Cottini/AC Milan via Getty Images)

L'ex bomber sul Parma ed il bivio Gilardino: il mercato di gennaio e la sfida di Bergamo

La maggior parte della sua carriera si è svolta a Parma. Il cambio in panchina da Cuesta a Gilardino non ha ancora prodotto la svolta sperata. Il problema era davvero l'allenatore oppure le responsabilità non erano soltanto dello spagnolo?

“Da quando Gilardino è arrivato, i risultati non sono stati sicuramente brillantissimi. È anche vero, però, che ha affrontato due trasferte contro squadre di alta classifica, l'Inter e la Lazio, e che due sconfitte del genere erano abbastanza prevedibili, a prescindere dall'allenatore. Il pareggio con l'Udinese ci può stare, mentre a incidere negativamente sul bilancio è soprattutto la sconfitta casalinga contro il Torino.

È un percorso lungo e Gilardino sa di dover lavorare tanto. Si tratta di un compito complicato, perché questa squadra, l'anno scorso, si è salvata, ma ha perso alcune pedine importanti. Bisogna anche considerare che la salvezza della scorsa stagione è arrivata attraverso un gioco molto pragmatico e, direi, anche con un pizzico di fortuna, che non guasta mai. Il mister deve cercare di valorizzare le qualità di questa squadra, che sono emerse anche l'anno scorso: la capacità di essere compatta, subire pochi gol e sfruttare al meglio le poche reti segnate. Se non sbaglio, il Parma ha realizzato 28 gol nella scorsa stagione, riuscendo a ottimizzarli quasi tutti.

Gilardino deve quindi provare a migliorare la qualità del gioco, mantenendo però un equilibrio difensivo che, per una squadra che vuole salvarsi, è fondamentale. Non c'è niente da fare: la fase difensiva è determinante. È un lavoro complicato e richiede tempo. Credo che abbia le competenze per portarlo avanti, ma c'è ancora tanto da lavorare”.

Parma Calcio v Torino FC - Serie A 2026/27
PARMA, ITALIA - 19 OTTOBRE: Alberto Gilardino capo allenatore del Parma Calcio guarda durante la partita di Serie A tra Parma Calcio e Torino FC allo Stadio Ennio Tardini il 19 ottobre 2026 a Parma, Italia. (Foto di Emmanuele Ciancaglini/Getty Images)

Pensa che sarà necessario intervenire sul mercato a gennaio?

"Sarà assolutamente necessario intervenire durante il mercato invernale. Senza questo passaggio, la situazione rischia di diventare molto complicata. Se il Parma riuscisse a ripetere quanto fatto l'anno scorso, quando con l'arrivo di Strefezza e Nicolussi Caviglia ha dato una svolta alla stagione, avrebbe maggiori possibilità di raggiungere il proprio obiettivo. Riuscire a individuare e portare in squadra un paio di giocatori adatti alle caratteristiche di questa formazione potrebbe fare la differenza. Un intervento mirato sul mercato sarà quindi fondamentale perché, senza rinforzi, il percorso rischia di diventare davvero molto difficile”. 


La prossima partita del Parma sarà a Bergamo, dove affronterà l'Atalanta. Che partita si aspetta? Quale potrebbe essere la chiave tattica e ci fa un pronostico?

“L'Atalanta non sta vivendo un momento particolarmente positivo, anche se può contare su una posizione in classifica migliore e su una rosa superiore rispetto a quella del Parma. Nonostante questo, potrebbe essere una partita in grado di dare al Parma quella svolta di cui ha bisogno. Il morale, nello sport e soprattutto nel calcio, è fondamentale. Una prima vittoria a Bergamo potrebbe dare a Gilardino uno slancio importante. È chiaro che non sarà facile, perché l'Atalanta giocherà in casa e avrà a sua volta bisogno di conquistare punti. Tuttavia, sono abbastanza fiducioso e credo che il Parma possa giocarsi le proprie possibilità”. 


I ricordi più cari di Melli: un giorno indimenticabile e i compagni di spogliatoio, da Zola a Baresi

Parliamo della sua esperienza al Parma durante la carriera calcistica. C'è un momento o un ricordo particolare che l'ha segnata profondamente e che custodisce con maggiore affetto della sua esperienza a Parma?

“Beh, i ricordi sono tanti, perché ho trascorso molti anni a Parma e, fortunatamente, sono stati anche anni ricchi di successi. È stato un periodo pieno di ricordi positivi. Se dovessi sceglierne uno, anche se forse non è quello più importante dal punto di vista sportivo, direi la promozione in Serie A del 1990, conquistata contro la Reggiana all'ultima giornata. Per me è stato il momento più bello. Come dico sempre nelle interviste, oggi diamo per scontata la presenza del Parma in Serie A, ma nel 1990, per chi ha vissuto quel periodo, come il sottoscritto, prima da tifoso e poi da giocatore, vedere il Parma arrivare in Serie A sembrava un'utopia. Aver contribuito a quel traguardo con la mia prestazione, riuscendo anche a lasciare il segno sul tabellino, rende quella giornata forse la più bella della mia carriera”. 


Per concludere, le propongo un piccolo gioco che facciamo spesso: le dirò una serie di nomi di giocatori con cui ha condiviso lo spogliatoio e lei dovrà descrivere ciascuno di loro con una sola parola o un aggettivo.

Dino Baggio: “Silenzioso, in tutti i sensi. In campo, perché arrivava dentro l'area di rigore senza che nessuno se ne accorgesse e poi faceva gol; ma anche fuori dal campo, perché è sempre stato una persona piuttosto riservata”.

Gianfranco Zola: “la tecnica allo stato puro. Era tecnicamente meraviglioso, una vera gioia per gli occhi vederlo giocare”.

Filippo Inzaghi: “assatanato, alla ricerca del gol”.

Fabio Cannavaro: “dal punto di vista umano, era una persona dolce; come calciatore, invece, direi un bel cagnaccio, sempre attaccato all'uomo, alle caviglie dell'avversario”.

Hristo Stoichkov: “lo etichetterei come “spaesato” perché, secondo me, quando è arrivato qui non ha trovato quello che credeva di trovare. L'ho sempre visto un po' spaesato nel contesto cittadino e allo stadio. Come persona, però, è piacevolissimo; anzi, sono anche molto amico di Hristo. Un Pallone d'Oro spaesato”.

Gianluigi Buffon: “spensieratezza, con un pizzico di follia. Era un ragazzo che esordiva senza paura, con un po' di sfrontatezza, che non va confusa con la presunzione”. 


Marco Van Basten: “classe”

Paolo Maldini: “forza”.

Franco Baresi: “Franco era un leader silenzioso fuori dal campo e un leader carismatico dentro. Aveva due modi diversi di manifestare la propria leadership: fuori dal campo era molto silenzioso, tanto che quasi nessuno si accorgeva della sua presenza, proprio perché parlava poco; in campo, invece, era l'esatto contrario”.

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