Il Barça dilaga senza un nove: Raphinha, Fermín e Gordon alimentano il dubbio sull'investimento per Julián Álvarez

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Il 5-0 del Barcellona contro l'Elche non apre il dibattito sulla necessità di un centravanti: lo alimenta. Perché se da una parte è evidente che la squadra di Hansi Flick abbia perso con Robert Lewandowski una punta vera, capace di garantire peso fisico, gioco aereo, protezione del pallone e presenza costante dentro l'area, dall'altra la prima partita di Liga ha mostrato qualcosa che non può essere ignorato.

Il Barcellona può fare a meno di un nove tradizionale e continuare a produrre calcio, occasioni e gol. Cinque reti, una doppietta di Raphinha, una di Fermín López, il gol di Karim Adeyemi e soprattutto due assist di Anthony Gordon entrando dalla panchina: numeri che raccontano una squadra capace di distribuire il peso offensivo su più giocatori. È proprio per questo che la domanda su Julián Álvarez diventa ancora più interessante. L'argentino è un grandissimo attaccante e migliorerebbe quasi qualsiasi rosa, ma il Barcellona deve capire se sia davvero il giocatore che manca al progetto di Flick oppure se rappresenti soprattutto un'opportunità di mercato troppo importante per essere ignorata.

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Flick lo aveva detto prima dell'Elche: "Non sono preoccupato per il numero 9"

La cosa più interessante è che Hansi Flick non si è mai mostrato particolarmente preoccupato dalla situazione. Alla vigilia della partita contro l'Elche, quando gli è stato chiesto proprio della mancanza di un centravanti e delle voci su Julián Álvarez, il tecnico tedesco aveva risposto in maniera molto chiara: "Non sono preoccupato per questo. Non parlo dei giocatori delle altre squadre. Vogliamo rendere la squadra più forte". E quando gli è stato chiesto quali potessero essere le soluzioni interne, Flick aveva aggiunto: "Abbiamo diverse opzioni in quella posizione". Non era una frase di circostanza. Il Barcellona ha poi dimostrato sul campo esattamente ciò che il suo allenatore aveva anticipato.

Barcellona decima vittoria
BARCELLONA, SPAGNA - 22 APRILE: Hansi Flick, allenatore del FC Barcelona. Osserva la partita di LaLiga EA Sports tra FC Barcelona e RC Celta de Vigo allo Spotify Camp Nou. Il 22 aprile 2026 a Barcellona, Spagna. (Foto di Alex Caparros/Getty Images)

Il nove non c'era, ma non è mancato l'attaccante: Raphinha ha occupato la zona centrale, Gordon ha potuto farlo nella ripresa, Fermín ha continuato a inserirsi e Olmo rappresenta un'altra soluzione per attaccare gli spazi tra le linee e dentro l'area. Flick aveva inoltre sottolineato che Hamza Abdelkarim era una vera alternativa, definendolo un nove giovane con potenziale e gol nel pre-campionato. "Hamza ha fatto un grande pre-campionato. È un nove, è giovane, ha molto potenziale e ha segnato gol. È la cosa importante quando giochi lì. Ha fatto un ottimo lavoro". Insomma, il tecnico non ha mai detto che il Barcellona non avesse bisogno di un centravanti: ha detto che non era preoccupato perché disponeva già di diverse soluzioni. E dopo il 5-0, quella convinzione appare ancora più difficile da ignorare.

Raphinha al centro: il nuovo ruolo che cambia l'attacco del Barça

La prima grande risposta arriva da Raphinha. Il brasiliano non è diventato improvvisamente un centravanti, ma il suo nuovo utilizzo permette a Flick di modificare completamente il modo in cui il Barcellona occupa l'ultimo terzo. Un nove classico tende a fissare i centrali, a offrire un riferimento per la costruzione e a garantire una presenza costante nell'area. Raphinha fa quasi l'opposto: si muove, viene incontro, attacca la profondità, scambia posizione con gli esterni e soprattutto può uscire dalla zona centrale per poi rientrare quando l'azione si sviluppa. Contro l'Elche ha segnato due gol e ha dimostrato quanto possa essere pericoloso quando parte da una posizione più centrale.

Raphinha capitano Barcellona
BASILEA, SVIZZERA - 16 AGOSTO: Raphinha del FC Barcelona osserva il gioco durante l'amichevole precampionato. Tra FC Basilea e FC Barcelona al St. Jakob-Park, il 16 agosto 2026 a Basilea, Svizzera. (Foto di Daniela Porcelli/Getty Images)

Il primo è arrivato su rigore, mentre il secondo ha evidenziato ancora una volta la sua capacità di attaccare gli spazi e arrivare alla conclusione. Ma il punto non sono soltanto i gol. È il fatto che Flick non ha bisogno che un solo giocatore faccia tutto il lavoro del centravanti. Il sistema può distribuire quelle funzioni. Raphinha può occupare la zona del nove per alcuni momenti, poi uscire e liberare lo spazio per l'inserimento di un centrocampista o per l'attacco di un altro giocatore. È una differenza sostanziale rispetto al Barcellona di Lewandowski, ma può diventare una caratteristica precisa del nuovo ciclo.

Gordon, Fermín e Olmo: il Barça riempie l'area senza un nove fisso

Ed è qui che il discorso diventa ancora più interessante. Anthony Gordon, nella sua esperienza al Newcastle, ha già dimostrato di poter giocare anche centralmente e non soltanto da esterno. Contro l'Elche, entrando nella ripresa, ha avuto un impatto enorme: due assist e una capacità di attaccare la profondità che ha complicato ulteriormente la vita alla difesa avversaria. Il suo secondo assist, quello per Fermín, è particolarmente significativo perché mostra il principio del Barcellona di Flick: non serve necessariamente un giocatore fermo al centro dell'area se la squadra riesce a portare continuamente uomini in quella zona. Poi c'è Fermín López, autore di una doppietta.

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BARCELLONA, SPAGNA – 19 agosto: Anthony Gordon del Barcellona. Saluta i tifosi mentre viene presentato prima della partita del Trofeo Joan Gamper tra Barcellona e Al Ahly SC allo Spotify Camp Nou, il 19 agosto 2026 a Barcellona, Spagna.
(Foto: Alex Caparros/Getty Images)

Il centrocampista spagnolo è forse uno degli esempi migliori di ciò che il Barça può ottenere attraverso gli inserimenti. Non deve giocare da nove per segnare due gol: può partire da una posizione più arretrata, leggere lo spazio e arrivare in area quando la difesa è già impegnata da altri movimenti. Lo stesso discorso vale per Dani Olmo, giocatore capace di muoversi tra le linee, ricevere alle spalle dei centrocampisti e attaccare l'area senza essere un riferimento fisso. È questo il vero punto: il Barcellona non sta cercando necessariamente di sostituire Lewandowski con un altro Lewandowski. Sta cercando, attraverso Flick, di sostituire le funzioni del centravanti con il movimento collettivo. Il 5-0 non dimostra che un nove sia inutile, ma dimostra che il sistema può funzionare anche senza.

Lewandowski era però un'altra cosa: il peso che oggi manca

Ed è proprio qui che bisogna evitare l'errore opposto. Sarebbe troppo facile dire che dopo cinque gol all'Elche il Barcellona non abbia più bisogno di una punta. Robert Lewandowski rappresentava un'altra categoria di soluzione. Il polacco garantiva qualcosa che nessuno degli attuali giocatori può replicare esattamente nello stesso modo: centimetri, forza nei duelli, gioco aereo, capacità di proteggere il pallone spalle alla porta e soprattutto la presenza fisica che diventa fondamentale quando l'avversario si chiude dentro la propria area. Il Barcellona può attaccare con velocità e combinazioni, ma arriveranno partite nelle quali gli spazi saranno molto più ridotti. In Champions League, soprattutto nelle sfide contro squadre fisicamente forti e organizzate, potrebbe servire qualcuno capace di vincere un duello, ricevere un cross, tenere occupati due centrali o trasformare una palla sporca in un'occasione.

È qui che la domanda su Julián Álvarez diventa seria. L'argentino è fortissimo, completo, intelligente e straordinariamente mobile. Ma proprio queste caratteristiche lo rendono, almeno in parte, simile a ciò che il Barcellona possiede già. Álvarez può giocare da nove, ma non è il centravanti pesante e dominante che era Lewandowski. Può giocare alle spalle della punta, venire incontro, attaccare la profondità e partecipare alla manovra: caratteristiche che lo rendono perfetto per il calcio moderno, ma che in parte coincidono con quelle che il Barça può già ottenere da Raphinha, Gordon, Olmo e Fermín.

Julián Álvarez sarebbe un grande acquisto, ma è davvero il pezzo mancante?

Questa è la domanda alla quale il Barcellona deve rispondere prima di mettere sul tavolo una cifra enorme. Julián Álvarez è un giocatore da Barcellona, non ci sono dubbi. Ha qualità, intelligenza tattica, tecnica, intensità e capacità realizzativa. In una rosa impegnata su più fronti sarebbe un'aggiunta straordinaria. Ma il punto non è stabilire se sia forte: è capire se sia il profilo per il quale valga davvero la pena fare un investimento di questa portata. Le notizie delle ultime ore indicano che l'Atlético Madrid continua a chiedere una cifra vicina ai 150 milioni di euro, mentre l'Arsenal è fortemente interessato e il futuro dell'argentino rimane al centro di una delle principali trattative della fase finale del mercato.

Per il Barcellona, inoltre, esiste un'altra considerazione. Se riuscisse a prendere Álvarez, non aggiungerebbe soltanto un giocatore di livello assoluto: lo toglierebbe anche a una rivale. L'Atlético Madrid perderebbe il proprio attaccante e, contemporaneamente, il Barça eviterebbe che l'argentino finisca all'Arsenal, altra squadra destinata a essere una possibile concorrente ai massimi livelli europei. Questo valore strategico non può essere ignorato. Ma non può nemmeno diventare la giustificazione per spendere una cifra fuori scala. Il Barcellona deve distinguere tra un giocatore che migliora la rosa e un giocatore che risolve un problema. Álvarez sicuramente migliorerebbe la rosa. La questione è se risolverebbe davvero il problema del nove. E dopo aver visto Raphinha, Gordon, Fermín e Olmo riempire gli spazi offensivi contro l'Elche, la risposta non sembra così scontata.

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Il 5-0 alimenta il dubbio: il Barça può aspettare a comprare

Alla fine, è proprio questo il paradosso della goleada di Elche. Il 5-0 alimenta il dubbio anziché risolverlo. Perché se il Barcellona avesse faticato a segnare senza un centravanti, il messaggio sarebbe stato semplicissimo: serve un nove e serve subito. Invece Raphinha ha segnato due volte, Fermín ha segnato due volte, Adeyemi ha trovato il gol al debutto e Gordon ha prodotto due assist entrando dalla panchina.

Il sistema offensivo ha funzionato e ha mostrato una ricchezza di soluzioni che pochi mesi fa poteva essere meno evidente. Flick aveva detto prima della partita di non essere preoccupato e di avere diverse opzioni; la partita gli ha dato una prima conferma concreta. Ma una stagione è molto più lunga di una partita e soprattutto la Champions League metterà il Barça davanti a problemi diversi. Quando non sarà possibile correre negli spazi, quando l'avversario difenderà basso per novanta minuti o quando servirà una presenza fisica dentro l'area, allora capiremo davvero quanto pesa l'assenza di un nove.

Per questo, ad oggi Julián Álvarez sarebbe un enorme valore aggiunto, ma non è necessariamente il pezzo che manca al Barcellona. Se il club può prenderlo a condizioni sostenibili, è un'operazione che ha senso anche per la profondità della rosa e per il valore strategico di sottrarlo a Atlético e Arsenal. Se invece bisogna investire una cifra enorme, allora forse sarebbe più logico chiedersi se non esista un profilo diverso, più vicino a quello che Lewandowski garantiva e che oggi il sistema di Flick non può riprodurre completamente. Il Barça ha già dimostrato di poter segnare senza una punta: la vera sfida sarà capire se riuscirà a vincere le partite più difficili senza averne una. Il 5-0 non dice che il nove non serve. Dice che il Barça può permettersi di scegliere con calma quale nove serva davvero. E questa, forse, è la posizione migliore dalla quale affrontare gli ultimi giorni di mercato.

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