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SFIDA AL PASSATO

Dal Napoli alla Lazio, storia di Maurizio Sarri: il banchiere diventato comandante

Sarri Rabiot
Il viaggio di Sarri per arrivare alla Lazio è stato lungo e pieno di emozioni e Napoli è stata una tappa fondamentale del suo percorso. Storia di un banchiere in tuta che ha stupito il mondo del calcio.
Francesco Di Chio
Francesco Di Chio

La sfida tra Napoli e Lazio non sarà mai una partita come le altre per Maurizio Sarri. Il tecnico toscano infatti tornerà domani pomeriggio al Maradona da avversario, in quello stadio che gli ha dato la gloria e tra quella gente che tanto lo ha amato negli anni insieme. Il tecnico toscano ha incantato per anni napoletani e non solo, trasformando il club partenopeo in una delle realtà più importanti del calcio italiano. E adesso ci prova con la Lazio, che ha creduto in lui per la seconda volta e lo ha scelto per ritrovare l'entusiasmo che ormai manca da un bel po' di tempo.

Sarri Napoli

Da impiegato di banca a mister a tempo pieno

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Maurizio Sarri è un personaggio senza tempo. La sua scelta di lasciare il "posto fisso" - e che posto - da impiegato bancario ne è la dimostrazione. In questi tempi incerti chi lascerebbe una posizione di rilievo in banca per inseguire un sogno? Nessuno, o quasi. Ma Maurizio ha deciso che era la scelta giusta per la sua vita. Dopo aver allenato per qualche anno parallelamente con la sua professione principale, nel 2002 ha deciso di abbandonare definitivamente il suo lavoro in banca per dedicarsi al pallone. Niente più giacca e cravatta, solo tuta.

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Il percorso del Maurizio in tuta è la più classica delle "gavette". Parte dalla seconda categoria, allenando Stia e Faellese; poi in Promozione, dove conduce Cavriglia e Antella in Eccellenza, passando per il Sansovino, club che conduce dall'eccellenza alla C2; infine la Sangiovannese, con la quale trova una promozione in C1. Poi il primo grande salto: arriva la chiamata del Pescara. Il delfino, reduce da due stagioni assai deludenti, decide di chiamare Maurizio, che risponde e non delude. I biancazzurri finiscono la stagione all'11° posto, trovando la salvezza con numerose giornate d'anticipo.

Gli anni successivi sono di passaggio per Maurizio, che lavora giorno e notte per prendersi quello che vuole. Una lunga e sentita gavetta fino alla chiamata dell'Empoli, in Serie B. E finalmente l'ex banchiere può dimostrare di che pasta è fatto. In 3 stagioni prima conquista i playoff, nella seconda stagione conquista la promozione in A, e all'esordio nella massima serie salva il club con 4 giornate d'anticipo. Quello che 20 prima non era solo che un sogno adesso è realtà: il banchiere allena in Serie A.

La chiamata del Napoli, la nascita del comandante

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Il triennio a Empoli convince De Laurentis a sostituire Benitez con Maurizio. E il tecnico, che è cresciuto in Toscana ma è nato proprio a Napoli, non può che dire di si. Il feeling tra Sarri e Napoli è evidente sin da subito. Maurizio con la sua tuta si prende il cuore dei napoletani, che lo rinominano "il comandante". Con Maurizio alla guida, il Napoli ogni anno batte il record di punti fatti in Serie A. Grazie al suo modo di allenare abbiamo avuto modo di vedere una delle squadre più belle del calcio italiano - e non solo - degli ultimi anni. Il suo 4-3-3 sembra fatto apposta per far brillare talenti come Hamsik, Mertens, Insigne, Callejon, che con lui raggiungono tutti l'apice delle proprie carriere.

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Nel primo anno di matrimonio tra Maurizio e il Napoli, complice un Higuain strepitoso, il Napoli arriva secondo dietro alla Juventus di Allegri, che in quegli anni è inarrestabile. Poi un piazzamento al 3° posto nell'anno successivo, complice anche il trasferimento dello stesso Higuain proprio alla Juventus, che diventa il tradimento del secolo per i napoletani. Ma è nella stagione 17/18 che il Napoli sfiora l'impresa.

Lo scudetto in "albergo"

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Alla vigilia della 35esima giornata il Napoli è ad 1 solo punto dalla Juventus capolista. I rivali giocheranno a San Siro, contro un Inter che è in lotta per un posto in Champions League, mentre i partenopei devono affrontare la sempre ostica trasferta a Firenze. I napoletani sono tutti sintonizzati sul Derby d'Italia, come tutto il resto della nazione. La partita inizia male per i nerazzurri, con Douglas Costa che dopo 10 minuti porta in vantaggio i bianconeri. Subito dopo un cartellino rosso per Vecino, per un intervento al limite su Mandzukic. Ormai è finita, pensano tutti. Ma non i neroazzurri, che guidati da Mauro Icardi trovano il pareggio. Qualche minuto dopo arriva l'episodio che farà e fa ancora parlare tutt'oggi. Pjanic, già ammonito, entra in maniera "scomposta" su Rafinha, davanti agli occhi di Orsato.

Vista la conduzione dell'arbitro fino a quel momento, il secondo giallo per il bosniaco sarebbe stato il minimo sindacale, ma per il direttore di gara non è così. Si resta in 11 contro 10, con tutta l'Italia non juventina che grida allo scandalo. I neroazzurri nonostante tutto riescono a passare addirittura in vantaggio, grazie ad un autogol di Barzagli propiziato da una grande giocata di Ivan Perisic. Ma la stanchezza, dei cambi non perfetti di Spalletti e un Handanovic non nella serata migliore, cambiano ancora l'esito della serata. Prima una deviazione sfortunata di Skriniar, e poi un gol di Higuain - proprio lui - danno la vittoria alla Juventus.

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I tifosi più indignati sono quelli del Napoli, che esplodono di rabbia per la conduzione di gara di Orsato. E esplode anche Maurizio Sarri con i suoi, che in albergo a Firenze stavano guardando la partita con la tensione di chi la sta giocando. Si, proprio quell'albergo. Il Napoli infatti viene sconfitto nettamente il giorno dopo dalla Fiorentina, che si impone per 3-0 grazie ad una tripletta di Giovanni Simeone. Ma per Sarri, il Napoli la partita con la Fiorentina non l'ha mai giocata, perché lo scudetto "lo abbiamo perso in albergo", dichiara. La sensazione in casa partenopea è che quel tricolore non poteva finire altrove se non che a Torino, e che la gara tra Inter e Juve fosse stata arbitrata in quella direzione. Il Napoli finirà la stagione con 91 punti, 4 punti dietro la Juventus capolista, di nuovo.

Il Chelsea e la Juventus, Maurizio Sarri si prende tutto

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Il matrimonio con il Napoli si conclude nell'estate successiva, con grande dolore da entrambe le parti. Ma per Maurizio sta passando uno di quei treni che o li prendi o li perdi per sempre. Infatti a casa Sarri arriva la chiamata del Chelsea, che ha scelto l'italiano come uomo giusto per tornare a vincere. I Blues grazie al toscano arrivano al 3° posto, riuscendosi a qualificare in Champions League dopo un anno di assenza. Ma il vero trionfo di Maurizio è un altro. Sotto la sua guida infatti, il Chelsea riesce a conquistare l'Europa League e Maurizio mette in bacheca il suo primo trofeo internazionale.

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Terminata la campagna inglese, Maurizio decide di tornare in Italia. Il rientro però, è di quelli rumorosi. La Juventus ha deciso di terminare il ciclo di Allegri - ciclo che ha portato enormi soddisfazioni in casa bianconera - e di invertire la rotta. Per farlo, decide di puntare tutto su Sarri. Proprio quel Sarri che era stato così nemico dei bianconeri negli ultimi anni. A Napoli si diffonde la paura, dopo Higuain, sta per arrivare l'ennesimo tradimento. Paura che diventa realtà, Sarri dice si ad Andrea Agnelli.

Il matrimonio con la Juventus non s'ha da fare però. A Torino sono abituati ad altro, sulla panchina della "vecchia signora" non può sedere un uomo in tuta che mastica mozziconi di sigarette. Il feeling necessario a portare avanti una relazione non si creerà mai, Maurizio e la Juventus sono troppo diversi. Nonostante ciò, Sarri riesce comunque a portare a termine la stagione, e lo fa nel migliore dei modi. La Juventus infatti si piazza prima in classifica, e vince il nono scudetto consecutivo. Dopo quasi 30 anni di gavetta, il banchiere è riuscito a coronare il suo sogno: la Serie A è sua.

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Direzione Roma

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La storia d'amore con la Juventus termina ovviamente dopo la vittoria dello scudetto. Ma c'è un altro club italiano che vuole puntare sul toscano per continuare il percorso di crescita. Lotito deve dire addio ad Inzaghi, che è stato scelto per succedere a Conte alla guida dell'Inter. Il presidente dei biancocelesti non ha dubbi: è Maurizio l'uomo giusto. Maurizio accetta, adesso vuole prendersi la capitale. Il primo anno di Sarri si conclude con un 5° posto, che significa qualificazione all'Europa League. Ma nell'anno successivo, complice anche un campionato anomalo da parte di Inter, Juventus e Milan, la Lazio riesce ad arrivare al secondo posto, e a ritrovare la qualificazione in Champions League. Secondo posto dietro proprio il suo Napoli, che con Spalletti alla guida ha cannibalizzato il campionato.

Nell'anno successivo qualcosa non funziona e le prime avvisaglie si hanno fin da subito. Sarri e la Lazio ci provano ma a marzo la società decide di interrompere il rapporto con il mister, chiamando Igor Tudor a sostituirlo. Per lui è arrivato il momento di fermarsi: dopo anni intensi ha bisogno di una pausa. Pausa che non dura troppo però, perché è ancora sotto contratto con i biancocelesti e il presidente Lotito decide di richiamarlo nell'estate 2025. Sia lui che Maurizio sanno che il percorso è stato interrotto bruscamente, e che insieme si può ancora costruire qualcosa. Il tecnico accetta, con l'obiettivo di mettere le basi per il futuro, visto anche il mercato bloccato dei biancocelesti.

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Napoli-Lazio, Maurizio Sarri e la sfida col passato

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Adesso Sarri affronta il suo passato. Negli ultimi giorni si stanno susseguendo voci che vorrebbero il ritorno del comandante a Napoli per sostituire Conte in caso di addio. Ma, nell'attesa di scoprire il suo futuro, Maurizio si presenta all'ombra del Vesuvio con una classifica serena e l'obiettivo di preparare la sfida di Coppa Italia contro l'Atalanta mercoledì sera. Al campionato infatti la Lazio non ha più nulla da chiedere quest'anno: doveva essere un anno di transizione e così è stato. La Coppa Italia è un obiettivo diventato assolutamente alla portata e battendo l'Atalanta resterebbe solo la finale da giocare, contro una big tra Inter e Como. Non si sa dove sarà Maurizio nella prossima stagione, ma una cosa è chiara, questa stagione non è ancora finita, e il tecnico vuole mettere in bacheca un altro trofeo.