Como-Inter non è certo la partita più sentita né per i lariani, né per i nerazzurri. Ma, nonostante tutto, la macchina del tempo ci riporta al 15 dicembre 1986, l'ultima delle sei volte in cui il Como ha avuto la meglio sull'Inter. Una storia interessante, con un sorprendente pizzico di attualità.
La storia
L’ultima volta che l’Inter perse a Como: Borgo-gol e Corso in panchina

L'Inter 1985/1986: Corso e la nobile compagnia dei ricordi
—Lunedì 16 dicembre 1986: La Gazzetta dello Sport ha una prima pagina con due titoli principali, tenetelo a mente. Intanto partiamo da quello in basso, che riguarda la giornata di Serie A appena andata in archivio: "Napoli e Inter crollano: ciao Juve". In quello che era il campionato in cui tutti giocavano di domenica alle 15, i bianconeri avevano pareggiato 0-0 a San Siro contro il Milan, diventando campioni d'inverno. Il Napoli invece aveva perso 2-0 a Marassi con la Samp. E l'Inter? I nerazzurri, reduci dalla vittoria 0-1 a Varsavia sul campo del Legia in Coppa UEFA, avevano perso a Como: gol di Stefano Borgonovo.
Che Inter era, quella della stagione 1985/1986? Era un'Inter che iniziava a comporre il blocco italiano dello "Scudetto dei record", quello del 1989, con Zenga, Giuseppe Baresi, Bergomi, Ferri e Mandorlini. In estate erano arrivati dal Verona campione d'Italia Fanna e Marangon, dalla Juventus invece ecco Tardelli: tutti e tre giocatori nell'autunno delle proprie carriere, Marangon e Tardelli in particolare. Così come loro anche Fulvio Collovati, ex Milan, e Marini, campione del mondo 1982 ormai ultratrentenne. Gli stranieri? Liam Brady, irlandese ex Juve e Samp, e Karl-Heinz Rummenigge, che non ha bisogno di presentazioni.

In panchina Mario Corso, subentrato a Castagner qualche mese prima. La sua esperienza come allenatore fu tutt'altro che esaltante e a fine stagione fu Trapattoni a sostituirlo. Poi Corso conquistò il passaggio dalla C2 alla C1 con il Mantova, prima di interrompere anzitempo la sua carriera da tecnico nel 1990. Proprio su Corso, leggenda dell'Inter di Helenio Herrera, Giulio Nascimbeni, penna della Gazzetta, dopo la sconfitta di Como scrisse: "Davvero si pensava che Mario Corso e la nobile compagnia dei ricordi (un pizzico di Herrera, Suarez, che viene in visita dalla Spagna, la serena ed esemplare presenza di Facchetti, l'intramontabile grinta di Prisco) bastassero a mettere le ali, a far cantare armoniosamente lo sgangherato coro?" Vi ricorda qualcosa?
Sorteggio Mondiale 1986: un piccolo off-topic (ma non troppo)
—Qui torna la prima pagina della Gazzetta dello Sport del 16 dicembre. Il titolo in alto fa riferimento al sorteggio per il Campionato del Mondo in Messico e recita: "Italia-Maradona! Bearzot oltre all'Argentina teme le ali saetta della Corea". Italia, Argentina, Corea del Sud e Bulgaria: questo il raggruppamento che aspetta gli Azzurri al Mondiale. Sarà un Mondiale in cui un'Italia a fine ciclo, incapace di andare oltre ai campioni del mondo del 1982, verrà eliminata agli ottavi da una Francia non irresistibile, con un giovane Papin e ovviamente "Le Roi" Michel Platini a tirare le fila.
Come il presidente Pellegrini con Corso nel 1985, come Bearzot con i suoi campioni 1982, come Lippi in Sudafrica nel 2010, come Gattuso e tanti altri campioni del 2006 o del 2021 sulla panchina della Nazionale in questi mesi: oggi come allora il nostro si conferma un movimento incapace di proiettarsi verso il futuro. Più comodo, più semplice, per riconoscenza o per mancanza di idee, dar spazio a chi ha fatto la storia in passato, ignorando i tempi che corrono, cambiando senza aspettare.
Le righe scritte da Nascimbeni su Corso potrebbero, con un pizzico di fantasia e una lievissima rielaborazione, andar benissimo anche per l'eliminazione dell'Italia di Zenica. "Davvero si pensava che mettere al comando delle operazioni due campioni del mondo del 2006 e un protagonista di Euro2020 sarebbe bastato per cacciare sotto il tappeto due decenni di arretratezza e di scarsa progettualità?" Tant'è, ma, del resto, per citare un grande tifoso interista come Ligabue, "siamo chi siamo".
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La partita: Borgonovo condanna l'Inter e fa impazzire il Como
—Torniamo al pomeriggio del Sinigaglia. Quasi 15.000 spettatori, in uno stadio che con le norme di oggi ne ospita decisamente meno, attendono di vedere all'opera il Como di Rino Marchesi, che è mancato poco più di un mese fa, contro l'Inter. Ex nerazzurro, stagione 1982-1983, era subentrato a Roberto Cagluna. Dal suo arrivo, dopo la tremenda sconfitta di Pisa per 4-1 della 10a giornata, il Como non aveva più perso: 2-2 contro la Sampdoria in casa, 1-1 a Torino, 1-4 a Lecce, seconda vittoria stagionale.

Ecco quindi il momento di Como-Inter. Marchesi schiera Paradisi tra i pali, poi Tempestilli, Bruno, Casagrande, Maccoppi in difesa, Albiero, Fusi, Centi e Dirceu a centrocampo e il tandem Borgonovo-Corneliusson in attacco. Un buon avvio dell'Inter si infrange sulla difesa del Como, che al 30' passa in vantaggio. Angolo battuto in mezzo da Dirceu, palla respinta, tiro al volo di Maccoppi e lestissimo Borgonovo a deviare in porta da distanza ravvicinata. Per l'attaccante di Giussano è il quinto gol in quattro partite, sempre a segno dall'arrivo di Marchesi.
La Gazzetta, e in particolare David Messina, invece descrive così il secondo tempo: "Cinquanta minuti di gioco con il Como asserragliato in trincea e sempre pronto a minacciare pericolosamente l'ottimo Zenga (migliore in campo, 7.5 per la Rosea, ndr) in contropiede e l'Inter confusamente protesa in attacco addirittura con tre punte, il furente Rummenigge, lo spento Altobelli e lo stralunato Selvaggi". Alla fine a fare festa fu il Como, che vinse contro l'Inter e si allontanò dalla zona calda, salvandosi a fine anno.
Stefano Borgonovo, bandiera e leggenda lariana
—A rendere ancor più romantica e interessante quella partita è la figura di Stefano Borgonovo. Attaccante che all'epoca aveva solo 21 anni, nel Como aveva iniziato la sua carriera. Poi un prestito alla Sambenedettese, prima di tornare al Sinigaglia dal 1985 al 1988. In seguito la Fiorentina, dove con Baggio compose la B2, tandem d'attacco capace di 29 gol in un campionato, esordendo anche in Nazionale, prima della chiamata al Milan e del finale tra Pescara, Udine e Brescia.

Il nome di Borgonovo però è indissolubilmente legato a quello del Como. Nel 2008, dopo i problemi di salute che lo avevano costretto a smettere di allenare le giovanili del club nel 2005, il terribile annuncio: sclerosi laterale amiotrofica, SLA. Dopo Lombardo, Canazza, Celestino Meroni, fratello di Gigi, e Gabbani, è il quinto giocatore ad aver vestito la maglia dei lariani tra il 1975 e il 1985 ad avere a che fare con questo inferno.
Saranno anni di sofferenza per Borgonovo, che è mancato nel 2013. Non prima però di iniziare una battaglia, ancora oggi portata avanti da Fondazione Stefano Borgonovo Onlus, contro la Sla, che lui chiamava "la stronza". Un impegno costante, iniziato nel 2008, dopo un paio d'anni che la moglie Chantal aveva definito "di chiusura", che ancora oggi si spende per la ricerca di una cura, la sensibilizzazione e la prevenzione. Amichevoli benefiche, iniziative dedicate, come successo l'8 ottobre 2008, in occasione di un Fiorentina-Milan organizzato proprio per la causa di Borgogol. In quell'occasione fu Baggio ad accompagnare Borgonovo, in sedia a rotelle, sotto la Fiesole, per prendere l'abbraccio dei tifosi viola.

Ancora oggi i tifosi del Como ricordano Borgonovo con enorme affetto. Da anni i Pesi Massimi, gruppo organizzato di sostenitori lariani, organizzano il Trofeo Stefano Borgonovo, che viene assegnato al giocatore più votato della stagione per le proprie prestazioni in campo. Un nome che è diventato icona, che è diventato significato di appartenenza e di voglia di non mollare, anche quando le cose si mettono male: questo era Stefano Borgonovo, in campo e fuori.
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