12 anni fa la Germania vendicò la sconfitta rimediata nella finale Mondiale nel 2002, rifilando 7 gol al Brasile padrone di casa.

Brasile Panama Neymar

Brasile-Panama, al fischio finale in fila per una foto con Neymar

Ogni Mondiale porta con sé una strana sensazione. È come sfogliare un vecchio album di fotografie. Mentre si aspetta il fischio d'inizio di una nuova edizione, la memoria corre inevitabilmente a quelle precedenti, alle partite che hanno segnato un'epoca, ai campioni che sembravano immortali e alle nazionali che parevano destinate a vincere per sempre. Con il Mondiale 2026 ormai all'orizzonte, il primo della storia organizzato da Stati Uniti, Messico e Canada, tornano alla mente immagini che ogni appassionato conserva gelosamente. Alcune sono legate ai trionfi, altre alle imprese impossibili. E poi ce ne sono alcune che raccontano il lato più crudele del calcio: quello delle cadute improvvise, delle certezze che si sgretolano in pochi minuti, delle notti che nessuno avrebbe mai immaginato di vivere. Tra tutte, una occupa un posto speciale. L'8 luglio 2014, allo stadio Mineirão di Belo Horizonte, il Brasile non perse semplicemente una partita. Quel giorno il Brasile perse una parte della propria identità calcistica. Fu la notte del Mineirazo.

Brazil v Germany: Semi Final - 2014 FIFA World Cup Brazil

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Doveva essere il Mondiale della redenzione

Per capire davvero cosa rappresentò quel 7-1 bisogna tornare indietro nel tempo. Il Brasile ospitava il Mondiale per la prima volta dal 1950. Sessantaquattro anni prima, al Maracanã, la Seleção aveva vissuto il trauma sportivo più grande della propria storia, perdendo il titolo mondiale davanti al proprio pubblico contro l'Uruguay (Maracanazo). Per oltre mezzo secolo quella ferita era rimasta aperta. Quando la FIFA assegnò al Brasile l'organizzazione del Mondiale 2014, molti interpretarono l'evento come un'occasione storica per riscrivere il finale, cancellare il trauma del 1950 e riportare la Coppa del Mondo a casa nel luogo dove tutto era cominciato.

La nazionale di Luiz Felipe Scolari arrivava al torneo con aspettative enormi. Non era probabilmente il Brasile più forte della storia, ma era comunque il Brasile, e in Brasile il calcio non è mai soltanto calcio: è cultura, identità nazionale, orgoglio collettivo, qualcosa che va ben oltre il rettangolo verde. I verdeoro avevano vinto la Confederations Cup l'anno precedente travolgendo la Spagna campione del mondo e sembravano pronti a compiere l'ultimo passo. Certo, il percorso non era stato brillante: agli ottavi era servita la lotteria dei rigori contro il Cile e ai quarti una battaglia durissima contro la Colombia. Ma il Brasile era ancora lì, a due partite dalla finale e a due partite dalla gloria.

Brazil v Germany: Semi Final - 2014 FIFA World Cup Brazil
Miroslav Klose, Germania, tra i protagonisti contro il Brasile ai Mondiali del 2014 (Foto di Robert Cianflone/Getty Images)

Senza Neymar e Thiago Silva

Poi arrivò il colpo più duro. Nei quarti contro la Colombia, Neymar subì la celebre ginocchiata alla schiena di Zúñiga. Una vertebra fratturata. Mondiale finito. La notizia attraversò il Paese come una scossa elettrica. Neymar non era soltanto il miglior giocatore della squadra: era il simbolo delle speranze di un'intera nazione. Come se non bastasse, Thiago Silva, il leader della difesa e capitano della squadra, venne squalificato per somma di ammonizioni. Nel giro di pochi giorni il Brasile perse il suo fuoriclasse e il suo leader difensivo. Ma nessuno, davvero nessuno, poteva immaginare ciò che sarebbe successo di lì a poco.

Una semifinale che sembrava una finale

L'avversario era la Germania di Joachim Löw, una squadra costruita con pazienza e metodo, una generazione cresciuta insieme e forgiata dalle delusioni e dalle semifinali perse negli anni precedenti. Neuer, Lahm, Schweinsteiger, Kroos, Müller e Klose formavano una squadra piena di talento ma soprattutto di organizzazione. Eppure il pronostico rimaneva aperto, perché il Brasile giocava in casa, perché il Mineirão era una bolgia gialloverde e perché il calcio, si sa, non sempre segue la logica. Quello che accadde nei novanta minuti successivi, invece, sfuggì completamente a qualsiasi logica.

Brazil v Germany: Semi Final - 2014 FIFA World Cup Brazil
Mondiale 2014, il Brasile cade in casa 7-1 contro la Germania. A segno anche Thomas Muller (Foto di Jamie McDonald/Getty Images)

Sei minuti che cambiarono la storia

Il Brasile partì aggressivo, lo stadio spingeva e l'atmosfera era quella delle grandi occasioni. Poi, all'11°, Thomas Müller segnò il gol dell'1-0. Un vantaggio importante ma non decisivo, o almeno così sembrava. Da quel momento, però, il Brasile smise improvvisamente di essere il Brasile. La Germania iniziò a trovare spazi ovunque, i brasiliani persero le distanze, la lucidità, il controllo e soprattutto persero se stessi. Tra il 23° e il 29° minuto accadde qualcosa che ancora oggi appare irreale: Klose segnò il 2-0, Kroos il 3-0, ancora Kroos il 4-0 e Khedira il 5-0. Tutto in appena sei minuti. Sei minuti. Un'eternità calcistica. Un'eternità che trasformò una semifinale mondiale in una seduta di shock collettivo. Gli spettatori sugli spalti non riuscivano a credere ai propri occhi, i giocatori brasiliani sembravano smarriti e le telecamere inquadravano bambini in lacrime, famiglie immobili e tifosi incapaci perfino di reagire. Il tabellone del Mineirão segnava 5-0 dopo meno di mezz'ora. Sembrava un errore, sembrava uno scherzo, sembrava impossibile. E invece era tutto vero.
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Il Mineirazo: Brasile - Germania del 2014. #calcio #football #mondiali #worldcup #tiktokcalcio

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Il silenzio del Mineirão

Ci sono stadi che diventano famosi per il rumore. Quella sera il Mineirão diventò famoso per il silenzio. Un silenzio assordante, un silenzio che milioni di persone davanti alla televisione ricordano ancora oggi, perché il Brasile non solo perse, ma venne letteralmente cancellato. La cosa più impressionante non fu nemmeno il risultato, ma la sensazione di impotenza. La Germania sembrava appartenere a una categoria diversa. Ogni passaggio trovava il compagno, ogni azione produceva pericolo, ogni ripartenza sembrava poter diventare gol. Nel secondo tempo una doppietta di Schürrle fissò il punteggio sul 7-0. Il Brasile, la patria di Pelé, Garrincha, Zico, Romário, Ronaldo e Ronaldinho, era sotto di sette gol in una semifinale mondiale giocata in casa. Il gol della bandiera di Oscar (1-7) non rese meno amaro il passivo, ma valse soltanto a fini statistici.

Pillola Legacy - Il Mineirazo

Una ferita più profonda del Maracanazo

Per molti brasiliani il Mineirazo superò persino il dolore del Maracanazo del 1950. Il Maracanazo era stata una sconfitta: dolorosa, inaspettata, storica, ma pur sempre una sconfitta combattuta fino all'ultimo. Il Mineirazo, invece, fu un'umiliazione, una demolizione totale, una resa senza condizioni. Una partita che mise in discussione non soltanto una squadra, ma un intero sistema calcistico. Nei giorni successivi i giornali parlarono di vergogna nazionale, le prime pagine uscirono listate a lutto, la presidente Dilma Rousseff intervenne pubblicamente per esprimere vicinanza al Paese e nelle strade scoppiarono proteste e disordini.

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Mondiale 2014, il Brasile cade in casa 7-1 contro la Germania (Foto di Buda Mendes/Getty Images)

Il retroscena: quanto sarebbe potuta finire?

Con il passare degli anni è emerso un dettaglio che rende quella partita ancora più surreale. Molti protagonisti tedeschi hanno raccontato che durante l'intervallo si parlò apertamente di non umiliare ulteriormente il Brasile. Philipp Lahm spiegò che la squadra non voleva trasformare la gara in una presa in giro. Per Mertesacker raccontò di aver provato quasi compassione per gli avversari. Sami Khedira rivelò che Joachim Löw aveva invitato tutti a mantenere rispetto e serietà. In altre parole, la Germania rallentò. E questa forse è la parte più inquietante dell'intera storia. Perché lascia aperta una domanda che nessun tifoso brasiliano vuole davvero porsi. Quanto sarebbe potuta finire?

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