Un quarto di finale che voleva dire molto di più. Nel 2012 la sfida tra Germania e Grecia andò oltre il campo, diventando teatro di sogni e paure per gli ellenici.
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Domenica 4 ottobre Grecia e Germania si sfideranno nella quarta giornata di Nations League. La sfida tra le due nazioni però, non è mai stata una semplice partita. Da una parte ci sono due popoli che condividono vite e storie, con migliaia di greci emigrati in Germania dopo gli anni Sessanta; dall'altra gli strascichi di una rivalità che raggiunse il suo apice durante una delle crisi più profonde della storia recente greca.
Correva il 2012. La Grecia stava cercando di sopravvivere alla crisi dell'Euro, e la Germania di Angela Merkel era diventata uno dei principali interlocutori sul futuro della nazione ellenica. Come spesso accade, il destino decise di essere beffardo, mettendo di fronte le due nazionali ai quarti di finale dell'Europeo in Polonia e Ucraina.
Germania-Grecia, il futuro in bilico
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Il programma però arriva in un momento in cui il paese è travolto dalla recessione: aumento della disoccupazione, tagli agli stipendi e conseguenti proteste e scioperi. La crisi non è più solo questione di numeri: il paese è in ginocchio ed il popolo è alle strette. La sostenibilità del debito greco viene messa in discussione, la permanenza della Grecia nell'Eurozona è a forte rischio.
I paesi dell'Eurozona approvano un secondo programma di assistenza, ma con condizioni ancora più stringenti. L'erogazione del prestito sarà subordinata ai controlli e alle valutazioni della cosiddetta Troika: Commissione Europea, BCE - Banca Centrale Europea - e FMI. La Germania, l'economia più forte al momento, diventa un "controllore" agli occhi del popolo greco, e Angela Merkel, allora cancelliera, diventa per l'opinione pubblica il volto delle politiche di austerità.
Nell'estate 2012 si giocano gli Europei di calcio in Polonia e Ucraina. Il 17 giugno in Grecia ci sono le elezioni parlamentari. Cinque giorni dopo, la Grecia sfiderà proprio la Germania, la stessa nazione che agli occhi di una grande fetta dell'opinione pubblica era il simbolo dell'austerità. Cinque giorni decisivi per non uscire dall'Europa e dall'Europeo.
Il 20 giugno Antonis Samaras diventa il primo ministro, il giorno dopo il paese si prepara alla grande sfida. Una parte della stampa greca trasforma il quarto di finale in una rivincita contro l'austerità e il suo simbolo, Angela Merkel. Goal News intitola: "Portateci la Merkel", SportDay urla: "Angela, preparati". I calciatori tedeschi e Low provano ad abbassare i toni. Anche la nazionale greca non vuole esasperare l'atmosfera, ma Giorgos Samaras, attaccante della nazionale, non riesce a nascondere il peso della gara: "Non giochiamo per noi stessi, ma per 11 milioni di persone".
La notte di Danzica
22 giugno 2012, Arena Gdansk. Sugli spalti c'è anche Angela Merkel, arrivata in Polonia per assistere al match. Dopo giorni in cui calciatori e allenatori avevano provato a tenere separati pallone e politica, la figura più discussa del match è pronta a guardare la partita dalla tribuna.
La Germania parte fortissimo. Low ha deciso di sorprendere tutti: fuori il tridente titolare - Muller, Podolski e Mario Gomez - dentro Reus, Schurrle e Klose. La prima parte di gara è un assolo tedesco. Solo Sifakis, aiutato dall'imprecisione degli attaccanti avversari, riesce a tenere in gara la Grecia. L'equilibrio resiste fino al 39'. Lahm riceve palla sulla sinistra, si accentra e fa partire una conclusione che si infila alle spalle del portiere greco. La Merkel si alza in piedi e la Germania conquista un meritato vantaggio.
La Grecia però ha deciso di non arrendersi. Mister Fernando Santos cambia qualcosa durante l'intervallo, ed al rientro gli ellenici cambiano marcia. Al 55' minuto Salpingidis riesce a liberarsi sulla destra e a mettere il pallone al centro. Samaras anticipa Boateng e mette in rete. Proprio Samaras, che aveva detto che i greci avrebbero giocato per 11 milioni di persone. 1-1. Il popolo greco può tornare a sognare.
Un sogno che però dura solo 6 minuti. Boateng ha qualcosa da farsi perdonare, e decide di farlo servendo l'assist perfetto per Sami Khedira. L'ex centrocampista della Juventus si coordina alla perfezione e mette la palla sotto la traversa. Germania di nuovo in vantaggio, e questa volta i tedeschi fanno sul serio. Passano 7 minuti e Klose, imboccato da Ozil, spinge in rete di testa la palla del 3-1. Ma non basta. al 74' Sifakis si oppone a una conclusione di Klose, ma arriva Reus e mette dentro il gol del 4-1. In soli 13 minuti la Germania si è disfatta degli ellenici.
All'89' l'ultimo sussulto della gara. Sempre Boateng tocca la palla in area con la mano. L'arbitro indica il dischetto del rigore. Sul pallone ci va Salpingidis, che batte Neuer e mette la sua firma sul 4-2. La Germania vola in semifinale, mentre il sogno europeo del popolo greco termina nella notte di Danzica.
Grecia-Germania, quattordici anni dopo
La partita di Danzica finì 4-2, ma quello che era successo prima della gara non si poté esaurire al triplice fischio. Per la Germania arrivò la conquista della semifinale, mentre per la Grecia quella notte arrivò al termine di una settimana in cui calcio e politica si intrecciarono come raramente accade.Quattordici anni dopo la situazione non è più la stessa. Angela Merkel non è più cancelliera, e il debito pubblico greco non occupa più le prime pagine. Ma quella partita resta una fotografia di un momento preciso della storia europea. Per novanta minuti il pallone racchiudeva paure, sogni e speranze che andavano ben oltre un semplice risultato.
Domenica Grecia e Germania torneranno di nuovo una di fronte all'altra. Questa volta non ci sarà in palio una semifinale europea, ma tre punti di Nations League. Oggi l'Eurocrisi appartiene al passato, ma alcune partite si portano dietro le proprie ferite. Per questo, e per l'intreccio di vite creatosi con le migrazioni dei greci a partire dagli anni Sessanta, continuerà a raccontare qualcosa che va ben oltre i 90 minuti.
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