Sede del club presa d'assalto, scontri con la polizia, lancio di monetine sul giocatore. La trattativa-choc che poi finì in tribunale

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Il countdown è ormai finito. Questo fine settimana ritorna lo spettacolo della Serie A. Tra le sfide in programma spicca Torino-Milan, in programma allo Stadio Grande Torino domenica alle 20.45. Entrambe le squadre arrivano alla sfida con novità in panchina, Ignazio Abate da una parte (ex Milan) e Ruben Amorim dall'altra, tutti e due con l'obiettivo di riscattare l'ultima stagione dei due club non certo esaltante. Quella di domenica sarà la sfida numero 203, ma oggi andremo a rivedere il colpo di mercato, che ha visto protagonisti i due club, entrato nella storia: la trattativa del luglio 1992 che portò Gianluigi Lentini a vestire la maglia rossonera.

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Gianluigi Lentini, la speranza granata

Nel tempo in cui le bandiere rappresentavano il calcio italiano, e non solo, nel tempo in cui il dio denaro ancora veniva messo in secondo piano con estrema facilità, i tifosi arrivavano persino alla protesta in piazza pur di dimostrare l'affetto nei confronti del loro calciatore più rappresentativo. Come in generale si dice "guai a chi lo tocca". Ebbene, la stessa cosa capitò al difensore Gianluigi Lentini, ma non come sperava.
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Siamo nel 1992, il campionato è da poco terminato con la vittoria del Milan di Fabio Capello (il 12° nella storia) e proprio i rossoneri decidono subito di prendersi la scena anche nel calciomercato. La squadra va rinforzata per provare a difendere il titolo appena conquistato. Gli occhi del club meneghino cadono su un giovane difensore del Torino, Gianluigi Lentini. Classe 1969, cresciuto nelle giovanili del club piemontese, Lentini rappresentava la speranza dei granata, l'occasione del riscatto, uno dei migliori talenti del calcio italiano.

Lanciato in prima squadra Gigi Radice nel 1986, appena diciassettenne, Lentini viene ceduto nel 1988 all’Ancona per maturare e un anno dopo torna a casa con un grande bagaglio di esperienza e pronto ad esaltare la sua gente con progressioni in cui coniugava tecnica sopraffina e potenza atletica, con giocate da fantasista puro. In pratica, un giocatore che il Torino non vedeva da anni. Nelle successive tre stagioni, Lentini mantiene tutte le premesse, forse non tanto da essere elevato al rango di bandiera ma quanto basta per spingere la tifoseria a farne quasi un simbolo della squadra negli anni a venire.

Il brusco risveglio

Faremo di Lentini la nostra bandiera in vista della pronta risalita in A”. Dichiarò l'allora presidente del Torino, Gian Mauro Borsano nel 1989. Premessa mantenuta. In quella stagione il Torino torna nella massima serie dopo una sola stagione in Serie B e Lentini è uno degli autori della risalita granata. L'arrivo di Emiliano Mondonico fu la definitiva maturità per il nativo di Carmagnola, tanto che viene perfino convocato in Nazionale (1991) e l'anno dopo sfiora la conquista della Coppa UEFA nella doppia finale contro l'Ajax di Van Gaal, non senza polemiche per una rete degli olandesi in netto fuorigioco.

In campionato la squadra chiude al terzo posto, ma proprio quando i tifosi iniziano a sognare arriva il brusco risveglio. Il 30 giugno 1992 succede infatti l'impensabile: Gianluca Lentini firma per il Milan per la cifra record di 18,5 miliardi di lire. Mai una cifra così alta per un giocatore italiano: 32 miliardi per 4 anni al giocatore, più 10 di “buona-entrata”, altri 23 al Torino, per un’operazione da 65 miliardi in tutto. I tifosi piemontesi non credono ai propri occhi e il giorno dopo all'inizio chiedono, pacificamente, le dimissioni di Borsano ma in serata scoppia il caos totale.

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Agosto 1996: Un ritratto di Gianluigi Lentini dell'A.C. Milan, scattato durante la sessione fotografica ufficiale della squadra. Credito obbligatorio: Allsport UK.

Duemila ultras si ritrovano davanti alla sede della società in corso Vittorio Emanuele, sfondano due cancellate, sfasciano un paio di automobili parcheggiate all’interno di un cortile, spaccano i vetri delle finestre del piano terra e danno fuoco ai cassonetti dei rifiuti. Un vigile del fuoco resta ferito alla testa. Borsano e "Gigi il traditore" vengono presi di mira con cori ed insulti tanto che l'ormai neo giocatore del Milan è costretto a scappare da un'uscita secondaria.

Se sono del Milan è perché c’è anche la firma di Borsano sul contratto. Mi sono sentito tradito quando giorno dopo giorno ho letto che il Torino stava vendendo mezza squadra e da solo non sarei servito a nulla, non posso fare miracoli”, si difende Lentini. Ma la risposta del presidente non si fa attendere: "Gli avevo promesso un rinnovo del contratto con aumento dello stipendio ma lui aveva firmato già a marzo un preaccordo con il Milan. Un fatto vietato dalle regole". La questione finì anche in tribunale con Silvio Berlusconi che verrà prosciolto solo nel 2002 dopo una "partita" di ben 7 anni.

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