L'ex Benfica ha ripercorso gli anni più importanti della sua carriera: tra occasioni mancate e talento sprecato.
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Adel Taarabt è stato uno di quei giocatori pieni di talento capace di accendere una partita con una singola giocata. Tecnica, fantasia, dribbling e una forte personalità lo hanno accompagnato per tutta la sua carriera calcistica. Nel corso del suo percorso ha vestito maglie prestigiose come Benfica e Milan. A tal proposito, in un'intervista concessa ai microfoni della Gazzetta dello Sport, ha ripercorso alcuni annedoti vissuti nel periodo rossonero e del rapporto con alcuni suoi ex compagni.
Il Milan e il rimpianto di un'occasione sprecata: le parole di Taarabt
Taarabt ha sottolineato l'importanza di aver giocato per uno dei Club più importanti al mondo. Ma, nonostante le aspettative fossero alte, il percorso del marocchino in maglia rossonera non è stato del tutto soddisfacente. Durante la sua intervista ha ricordato i suoi primi mesi a Milano e le difficoltà incontrare con il tecnico dell'epoca Filippo Inzaghi: "Il mister non voleva tenermi, nonostante io avessi iniziato la stagione alla grande, ero stato il migliore di tutti. A quel tempo c'erano giocatori come Robinho, Kakà e Balotelli ma con tutto il rispetto e l'ammirazione io avevo fatto meglio. Nel gruppo tutti mi volevano bene specialmente Seedorf: mi trattava come se fossi suo figlio. Mi ricordo ancora l'andata di Champions contro l'Atlético Madrid, feci una partita straordinaria, pensavo di essere confermato ma non fu così".
Secondo l'ex Genoa il problema era il suo carattere specialmente nel momento in cui le cose non andavano per il verso giusto: "Caddi in una forte depressione, eppure in allenamento ero sempre il migliore. Avevo una qualità fuori dal comune: dribbling, uno due, doppi passi. Facevo impazzire tutti specialmente Mexes. Balotelli diceva che ero forte come Neymar. Non ho avuto un comportamento esemplare fuori dal campo: serata, discoteche, ristoranti. Andavamo sempre all'Hollywood e ci incontravamo con giocatori di altre squadre. Mi sono divertito molto in quel periodo".
La lite con Kakà e le urla di Abate
Tra gli episodi più interessanti raccontati dal marocchino c'è quello che vide protagonisti lui e Kakà durante un allenamento: "Ci stavamo allenando come sempre, attacco contro difesa. Non passai la palla al brasiliano e lui iniziò a gridarmi contro davanti a tutti. Lo fece per svariato tempo e non la smetteva. Successivamente, gli misi le mani al collo, persi la testa in quella frazione di tempo. Dopo ci chiarimmo: fu una scena brutta, ma l'importante fu essersi scusati".Inoltre, Adel Taarabt ha parlato anche dei battibecchi che spesso aveva con Ignazio Abate:"Era un continuo parlare, voleva sempre dare delle indicazioni tattiche a tutti. Mi diceva sempre quello che dovevo fare, ma io non ero uno che ascoltava molto. Ad un certo punto persi la pazienza e gli dissi di stare zitto. Ho molta stima nei confronti di Ignazio: è una persona fantastica e mi ha sempre aiutato".
Infine, ha chiarito il motivo per il quale ha smesso di giocare: "Avevo un patto con Rui Costa: qualora avessimo superato i preliminari di Champions League contro il Psv a fine stagione mi avrebbe fatto partire gratis. Quella partita la vincemmo e il Benfica mi cedette. Avevo 32 anni, la mia carriera era quasi terminata anche perchè nell'ultimo periodo in Portogallo non ero più me stesso. Accettai la proposta dell'Al Nasr perchè mi offrivano una barca di soldi e poi sono musulmano, è stata anche una scelta di fede la mia".
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