L'attaccante ex Fiorentina ha raccontato del suo primo Clasico da titolare: una giornata piacevole se non fosse stato per la furia di Pep Guardiola...

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Cristian Tello è stato uno di quei giocatori che non è mai riuscito a soddisfare le aspettative richieste. L'attaccante spagnolo, ora ritiratosi, è cresciuto fra Espanyol e Barcellona B, grazie al quale è riuscito ad accedere alla leggendaria prima squadra Blaugrana nel 2011, a soli 20 anni. Il Barcellona 2011-12 era quello dell'ultima stagione di Pep Guardiola, ovvero una squadra fortissima ma in un'annata complicata, tanto che l'anno successivo è tornata tranquillamente a trionfare in Liga.

Al Ittihad v Al Orobah - Saudi Pro League
JEDDAH, ARABIA SAUDITA - 10 APRILE: Cristian Tello dell'Al Orobah contrastato da Karim Benzema dell'Al Ittihad durante la partita della Saudi Pro League tra Al Ittihad e Al Orobah all'Alinma Stadium, il 10 aprile 2025 a Jeddah, Arabia Saudita. (Foto di Yasser Bakhsh/Getty Images)

Al Ittihad v Al Orobah - Saudi Pro League

La fase offensiva poteva contare su calciatori del calibro di Lionel Messi, Alexis Sanchez, David Villa e Pedro e dalla Masia sono arrivati giocatori come Deulofeu e proprio Tello. Il periodo dell'attaccante esterno spagnolo al Barça dura solo 3 anni, nonostante fosse più che adatto per il ruolo di riserva (7, 8 e 5 reti stagionali). I passi successivi della carriera però sono tutti stati di livello inferiore, con Tello che passa prima al Porto, poi alla Fiorentina e infine passa 5 stagioni al Betis Siviglia, prima di concludere la carriera fra LA FC, Al Fateh, Al Orobah e Palm City.

Tello e Guardiola

In occasione di un'intervista per RAC1, l'ex Barça ha rivelato alcuni dettagli del suo periodo al Barcellona, concentrandosi sulla prima annata con Pep e sul Clasico giocato da titolare nel 2012: "È stata una bella giornata, nonostante sia stata parecchio strana. Dopo l'allenamento al Camp Nou la mattina, Guardiola ci dice la formazione, ma questa viene trapelata durante il pranzo. Così, Pep fa il suo solito discorso alla squadra prima della gara ma con modalità particolarmente accese: era davvero furioso, ci diceva che dovevamo essere uniti e una famiglia".
"Pep era un genio. Ogni elemento che osservava prima della sfida poi si rifletteva in campo, apprezzavo ogni singolo istante passato con lui. Ci divertivamo anche se lui era parecchio esigente, forse temeva di aver stressato troppo i giocatori con le sue richieste".

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