La scelta del capitano, l'estrema fisicità della Premier, l'eredità di Guardiola e la stima verso il PSG: a tutto Maresca
Chelsea-Liverpool, Maresca incontenibile: gol-vittoria al 96esimo e corsa alla Mourinho
Enzo Maresca si appresta a vivere la stagione più pesante della sua carriera. E sembra esserne perfettamente a conoscenza. L'eredità di Pep Guardiola è un macigno, ma aver fatto parte del suo staff potrà aiutare, sia in campo che in sala stampa. In un'intervista a The Athletic ha raccontato le prime settimane alla guida del Manchester City.
La scelta del capitano e la direzione della Premier
Con un siparietto ironico, Maresca ha spiegato di voler riportare una propria tattica adottata nelle precedenti avventure, adattandosi, però, agli uomini che ha a disposizione: "Al Leicester e al Chelsea avevo una regola che quando segnavamo, il capitano doveva venire in panchina, non per festeggiare, ma per ricevere istruzioni. Ma se il capitano segna, allora può festeggiare. Se Erling (Haaland, ndr) è il capitano, al diavolo! Abbiamo un problema, riesci a immaginare? Anche se sono due o tre minuti, c'è sempre qualcosa da sistemare. Ne abbiamo tre o quattro (capitani) e ne manca uno. Nel caso di Rodri, vediamo cosa succede".
L'allenatore italiano ha evidenziato un'abitudine ormai sdoganata nel calcio inglese, quella di allenare sempre di più le palle inattive con specialisti: "Rispetto a tre anni fa, la grande differenza sono le palle piazzate. All'epoca non si poteva dire che non fosse una lega fisica. Era ancora forte. I calci piazzati sono il grande cambiamento, e ora tutti si affrontano uomo a uomo. L'Arsenal si affida molto ai calci piazzati. Usano strategie diverse per vincere le partite. Cercheremo di migliorare, anche i numeri dei calci piazzati, perché con loro puoi vincere o perdere."
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La forza del PSG e l'eredità di Pep
Maresca è rimasto incantato, come la maggioranza degli addetti ai lavori, del lavoro fatto di Luis Enrique al PSG, trasformando una squadra di figurine senza identità in una macchina perfetta e coordinata al millimetro: "Per esempio, se vedi il PSG — perché il PSG è così forte? Perché tutte le squadre giocano uomo a uomo e hanno Achraf Hakimi come terzino — un ottimo uno contro uno. Nuno Mendes come terzino — buon uno contro uno. Le ali, i centrocampisti, la maggior parte dei loro giocatori non sono fisicamente forti — non vedi Nuno Mendes, Hakimi, Desire Doue o Bradley Barcola come bestie, ma sono bravi perché possono superare il loro uomo e sono liberi di portare palla. Ecco perché il PSG negli ultimi due o tre anni è stata la squadra migliore, perché ha giocatori che saltano il proprio uomo uno contro uno".
Infine, l'ex giocatore della Juventus si è detto consapevole di quali errori evitare per non replicare il Manchester United post Ferguson e l'Arsenal post Arteta: "È qualcosa che so — dopo 10 partite, se abbiamo 10 punti, 20, 30 punti, la gente mi confronterà con Pep dopo 10 partite. Non mi mette pressione. Ho detto molte volte quando ero al Leicester o al Chelsea, che è il miglior allenatore del mondo negli ultimi 15 o 20 anni. Quando iniziò in Spagna, tutti volevano giocare come il Barcellona. Si trasferì in Germania e tutti volevano giocare come il Bayern. Arriva in Inghilterra e tutti vogliono giocare come il City. Qualcuno mi ha chiesto se è un compito impossibile superarlo, forse, ma allo stesso tempo è un privilegio".
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