Continua la polemica intorno all'assegnazione dello stadio per la finale del Mondiale 2030: corsa a due tra Marocco e Spagna
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Quattordici chilometri d'acqua separano l'Europa dall'Africa, ma la distanza diplomatica che si sta creando attorno alla finale dei Mondiali 2030 sembra molto più ampia. Da una parte la penisola iberica, forte della sua tradizione e delle sue infrastrutture, dall'altra il Nord Africa, ambizioso e pronto a ritagliarsi un pezzo di storia. Al centro c'è il traguardo che tutti sognano: l'assegnazione di un proprio stadio per ospitare la finale.
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La sicurezza spagnola e l'orgoglio iberico
Secondo Marca, nessuno nel panorama calcistico sembra nutrire dubbi sul fatto che l'ultimo atto si terrà in Spagna, a eccezione proprio del Marocco. Il paese nordafricano, infatti, continua a insistere per poter ospitare la finalissima. La Spagna, dal canto suo, mantiene un baricentro altissimo nella trattativa e ostenta grande ottimismo. Rafael Louzán, presidente della Federazione calcistica spagnola, ha parlato chiaramente a Radio Marca della situazione per ribadire la posizione del suo paese. La Spagna non può permettersi "alcun dubbio al riguardo", ha tuonato il dirigente, ricordando a tutti che la nazione spagnola rappresenta una vera e propria "potenza e leader" a livello calcistico mondiale. Per Louzán, la conclusione logica è una sola e imprescindibile: il Mondiale deve chiudersi in Spagna. La maggior parte delle gare, infatti, si giocherà in Spagna e la Federazione può contare sul solido supporto e sulla vicinanza del Portogallo.
Il compromesso d'apertura e il gigante di Casablanca
Come disinnescare, dunque, l'ambizione marocchina? La soluzione al vaglio passa per una concessione di prestigio ideata per convincere il paese africano a fare un passo indietro: assegnargli la partita inaugurale. L'idea sarebbe quella di affidare il sipario d'apertura al colossale stadio Hassan II, un impianto capace di accogliere ben 115.000 spettatori, rendendolo il più imponente tra quelli presentati nel dossier di candidatura. Tuttavia, c'è un ostacolo strutturale che rischia di depotenziare questo compromesso. L'inizio del torneo vedrà infatti il suo impatto mediatico parzialmente smorzato. Prima dell'esordio in Spagna e in Marocco, si disputeranno tre incontri in Sud America (tra Uruguay, Argentina e Paraguay) per onorare il centenario della competizione: un fattore che limita il peso dell'esordio in terra marocchina.
Un peccato originale
A Madrid aleggia un pizzico di rammarico per come è stata gestita la fase iniziale dell'accordo. Un errore, quello commesso dalla Federazione spagnola: quando il Marocco si è unito alla candidatura Spagna-Portogallo, non è stato messo nero su bianco in modo esplicito che la finale si sarebbe tenuta o a Madrid o a Barcellona. Una leggerezza che ora costringe a un lavoro di ricucitura, per far sì che tra Spagna e Marocco venga trovato un accordo.© RIPRODUZIONE RISERVATA