Il 1° maggio le due nazionali pareggiarono 3-3 a Bruxelles: venti giorni dopo nacque la FIFA al 229 di Rue Saint-Honoré.
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Al numero 229 di Rue Saint-Honoré, nel primo arrondissement di Parigi, la FIFA cominciò in una stanza sul retro. Niente grande sede, congressi affollati o delegazioni provenienti da ogni continente. Il 21 maggio 1904 bastarono pochi uomini e un tavolo per dare un nome e una struttura a un’idea che circolava da tempo nel giovane calcio europeo: creare un organismo capace di mettere in relazione le federazioni nazionali e governare un gioco che aveva ormai iniziato a viaggiare oltre i propri confini.
La Francia era naturalmente al centro della scena: Robert Guérin e André Espir partecipavano ai lavori per l’Union des Sociétés Françaises de Sports Athlétiques. Il Belgio, invece, ebbe un contrattempo molto più terreno: Louis Mühlinghaus e Max Kahn persero il treno da Bruxelles e raggiunsero Parigi soltanto il 22 maggio. Un giorno di ritardo non cambiò il loro posto nella storia. Il Belgio fu uno dei sette membri fondatori della FIFA e Mühlinghaus avrebbe assunto uno degli incarichi più importanti della nuova organizzazione.
La collaborazione fra francesi e belgi, del resto, non era nata in quella stanza. Bisogna tornare indietro di venti giorni e spostarsi a Uccle, dove le due nazionali avevano appena scoperto cosa significasse affrontarsi.
Prima della FIFA ci fu Belgio-Francia
Il 1° maggio 1904 Belgio e Francia giocarono al Vivier d’Oie la prima partita internazionale ufficiale della loro storia. Finì 3-3, con sei gol, continui cambi di punteggio e il pareggio francese arrivato all’87’. Per i giocatori era l’inizio delle rispettive nazionali. Per alcuni degli uomini che lavoravano dietro quelle squadre, la giornata servì anche a discutere di qualcosa che andava oltre i novanta minuti.Robert Guérin e Louis Mühlinghaus si incontrarono in occasione della partita. Le ricostruzioni storiche della FIFA indicano proprio quel confronto fra Francia e Belgio come uno degli impulsi decisivi alla convocazione del congresso parigino. L’idea di una federazione internazionale esisteva già, ma a Bruxelles smise di essere soltanto un progetto sulla carta. Guérin tornò in Francia con l’obiettivo di mettere attorno allo stesso tavolo le associazioni interessate poche settimane più tardi.
Aveva appena 28 anni e conduceva una vita divisa tra calcio e giornalismo. Lavorava per Le Matin ed era segretario della sezione calcistica dell’USFSA. Aveva già tentato di coinvolgere gli inglesi nella creazione di una struttura internazionale, incontrando scarso entusiasmo. Intanto, però, le squadre attraversavano sempre più spesso le frontiere e le federazioni cominciavano a cercarsi direttamente. Mancava qualcuno che tenesse insieme quei rapporti e desse loro regole comuni.
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Il 21 maggio a rue Saint-Honoré
La nascita della FIFA fu meno solenne di quanto le dimensioni raggiunte in seguito dall’organizzazione possano far immaginare. Nel piccolo locale parigino si ritrovarono Robert Guérin e André Espir per la Francia, Ludvig Sylow per la Danimarca, Carl Anton Wilhelm Hirschmann per i Paesi Bassi e Victor E. Schneider per la Svizzera. Alphonse Fringnet presiedette la seduta. Svezia e Madrid Football Club, chiamato a rappresentare la Spagna in assenza di una federazione nazionale, avevano affidato le proprie deleghe rispettivamente a Sylow ed Espir.I belgi mancavano. Mühlinghaus e Max Kahn avrebbero dovuto raggiungere Parigi da Bruxelles, ma persero il treno e arrivarono il giorno successivo. È un dettaglio quasi domestico dentro una storia destinata a diventare mondiale: uno dei Paesi fondatori della FIFA cominciò la propria partecipazione con ventiquattr’ore di ritardo per una coincidenza ferroviaria mancata.
Il ritardo non cancellò ciò che Belgio e Francia avevano già messo in moto nelle settimane precedenti. Quando il nuovo organismo prese forma, i membri fondatori erano sette: Francia, Belgio, Danimarca, Paesi Bassi, Svezia, Svizzera e il Madrid FC in rappresentanza della Spagna. Un gruppo ristretto, quasi minimo se confrontato con le dimensioni che la FIFA avrebbe raggiunto oltre un secolo più tardi, quando le associazioni affiliate sarebbero diventate 211.
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Gli inglesi restarono fuori
C’era però un’assenza molto più significativa di quella provocata dal treno perso dai delegati belgi. Alla fondazione non partecipò l’Inghilterra, il Paese nel quale il calcio moderno aveva ricevuto le proprie regole fondamentali e dove la Football Association esisteva già dal 1863. Guérin aveva cercato il coinvolgimento inglese, ma la FA non mostrò inizialmente interesse per il progetto continentale. A quel punto i dirigenti europei scelsero di partire comunque. Significava costruire una federazione internazionale senza il Paese che ancora dettava gran parte del linguaggio, delle regole e dell’autorità culturale del football.
L’Inghilterra sarebbe entrata nella FIFA nel 1905: Nel maggio precedente, però, il centro dell’iniziativa era passato dall’altra parte della Manica. Parigi ospitava il congresso, un francese ne guidava il progetto e un belga sarebbe diventato il primo uomo incaricato di seguirne segreteria e finanze. Quel calcio continentale, ancora giovane rispetto a quello britannico, aveva deciso di organizzarsi da solo.
Dal 3-3 di Uccle a una federazione internazionale
Letti uno dietro l’altro, gli avvenimenti di quel maggio hanno un ritmo difficile da ritrovare nella storia successiva del calcio. Il 1° maggio Francia e Belgio disputarono il primo incontro ufficiale delle rispettive nazionali. Durante quei giorni Guérin e Mühlinghaus discussero della federazione internazionale. Il 21 maggio cominciò a Parigi il congresso costitutivo, il giorno successivo arrivarono anche i delegati belgi e il 23 Guérin divenne presidente della nuova FIFA.La rivalità sportiva sarebbe arrivata dopo; Belgio e Francia avrebbero accumulato decine di confronti, partite decisive, vittorie pesanti e sconfitte difficili da dimenticare. Nel 1904, però, appartenevano ancora alla stessa generazione pionieristica del calcio europeo. Avevano bisogno di avversari con cui giocare, di regole condivise e di qualcuno che trasformasse una serie di rapporti fra federazioni in una vera organizzazione internazionale.
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Per Francia e Belgio quella storia era iniziata ancora prima, tra Bruxelles e Parigi, con una partita, alcune conversazioni e persino un treno perso. Prima di diventare due rivali abituate a ritrovarsi davanti a un pallone, per qualche settimana lavorarono allo stesso progetto. Il calcio internazionale che conosciamo oggi cominciò anche da quella collaborazione.
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