L'UEFA premia il nuovo, avveniristico stadio
Barcellona, il Camp Nou non resiste al nubifragio di domenica
Ci sono impianti che non sono semplici contenitori di emozioni, ma veri e propri monumenti del pallone. Il Camp Nou appartiene senza dubbio a questa categoria speciale. Nelle ultime ore, la UEFA ha sciolto ogni riserva, assegnando ufficialmente alla casa del Barcellona la finale di Champions League del 2029. Una notizia che profuma di storia e di rinascita, se pensiamo che l'ultimo atto della massima competizione continentale si era giocato da quelle parti esattamente trent'anni prima, nel 1999, preceduto dall'altra indimenticabile notte del 1989.
La concorrenza non era di quelle morbide, visto che in lotta c'era il mitico Wembley, ma alla fine a spuntarla è stata la spinta del progetto blaugrana. I lavori di ammodernamento in corso restituiranno al mondo un impianto avveniristico, capace di accogliere qualcosa come 105mila spettatori e di candidarsi a diventare il punto di riferimento assoluto dello sport mondiale. A pesare nella decisione non è stata solo la maestosità architettonica, ma anche il ritorno a un dialogo disteso e costruttivo tra i vertici del club e la UEFA, un asse ritrovato tra Joan Laporta e Aleksander Ceferin che cancella le tensioni del recente passato e riporta il Barcellona al centro del tavolo politico del calcio europeo.
Oltre il Camp Nou: da Monaco a Budapest la mappa delle finali UEFA
Guardando un po' più avanti nel tempo, la mappa delle grandi sfide continentali comincia a prendere forma in modo definitivo. Prima dell'appuntamento catalano del 2029, la carovana della Champions League farà tappa a Monaco di Baviera, con l'Allianz Arena pronta alla finale del 2028. Ma il quadro delle decisioni prese dal Comitato Esecutivo della UEFA abbraccia ogni angolo d'Europa.Per la finale di Europa League gli stadi designati sono quelli di Bucarest per il 2028 e del nuovo impianto di Belgrado per il 2029. La Conference League, invece, farà tappa all'Allianz Stadium di Torino nel 2028, prima di sbarcare alla Puskás Aréna di Budapest l'anno successivo.
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