Dal primo gol azzurro di Inler alla rivincita di Hamšík: la notte del Madrigal che riportò il Napoli agli ottavi di Champions.

Ci sono stadi nei quali si torna per cancellare un ricordo e altri nei quali si finisce per scrivere una pagina di storia. Per il Napoli, il Madrigal di Villarreal sarebbe diventato entrambe le cose. Dieci mesi prima, nel febbraio 2011, gli azzurri avevano salutato l’Europa League proprio su quel campo, sconfitti per 2-1 dopo il pareggio dell’andata all'allora San Paolo. Il 7 dicembre, però, la posta in palio era ben diversa. Non si trattava più di proseguire un’avventura europea ma di conquistare un posto negli ottavi di Champions League, un traguardo che a Napoli mancava dai tempi di Diego Armando Maradona, quando la competizione portava ancora il nome di Coppa dei Campioni. A separare gli uomini di Walter Mazzarri dall’impresa c’erano novanta minuti, un avversario spagnolo e una partita che si giocava a centinaia di chilometri di distanza. Perché quella sera, al Madrigal, non sarebbe bastato tenere gli occhi sul campo.

SSC Napoli v Villarreal CF - UEFA Champions League

Il girone della morte e il conto aperto con il Madrigal

Quando nell’agosto 2011 l’urna di Montecarlo aveva accostato il Napoli a Bayern Monaco, Manchester City e Villarreal, parlare di qualificazione sembrava quasi un esercizio di ottimismo. I bavaresi rappresentavano una delle grandi potenze del continente, il City di Mancini poteva contare su una rosa costruita a suon di milioni e il Villarreal, pochi mesi prima, aveva già dimostrato di sapere come fermare gli azzurri. Non proprio il gruppo ideale per una squadra che tornava a disputare la massima competizione europea dopo oltre vent’anni. Eppure, dopo cinque giornate, il Napoli si presentava all’ultimo appuntamento con otto punti, uno in più degli inglesi. Decisiva era stata la vittoria per 2-1 al San Paolo proprio contro il City, firmata dalla doppietta di Edinson Cavani. Restava da completare l’opera, con una certezza non trascurabile: vincere in Spagna avrebbe reso inutile qualsiasi risultato proveniente da Manchester.

Il Villarreal di Carlos Garrido, al contrario, non aveva più nulla da chiedere alla classifica. Cinque sconfitte in altrettante partite, eliminazione già acquisita e una stagione complicata anche in campionato. Gli infortuni, tra cui quello di Giuseppe Rossi, avevano contribuito a ridimensionare una squadra capace soltanto pochi mesi prima di raggiungere le semifinali di Europa League. Un avversario abbordabile, almeno sulla carta, per un Napoli che aveva già saputo mettere in difficoltà Bayern Monaco e City. Ma guai a confondere una squadra eliminata con una squadra disposta ad arrendersi. Gli spagnoli giocavano davanti al proprio pubblico, senza l’assillo della classifica e con la possibilità di chiudere dignitosamente un’avventura europea da dimenticare.

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C’era poi quel precedente di febbraio, ancora troppo vicino per essere considerato soltanto un ricordo. Marek Hamšík, Edinson Cavani ed Ezequiel Lavezzi, i tre uomini attorno ai quali ruotavano le ambizioni offensive di Mazzarri, erano già stati protagonisti dell’eliminazione della stagione precedente. Al Madrigal, il gol iniziale di Hamšík non era bastato a evitare la rimonta degli spagnoli, capaci di ribaltare il risultato con Nilmar e Rossi. Dieci mesi dopo, gli azzurri tornavano nello stesso stadio con una consapevolezza diversa, forti di un cammino europeo che aveva smentito buona parte dei pronostici della vigilia. Stavolta, però, non c’era un’altra partita nella quale recuperare. Tutto sarebbe passato da quei novanta minuti.

Due stadi, due orologi e un solo posto agli ottavi

Il Napoli parte con l’intenzione di prendere subito in mano la partita ma il Villarreal non sembra disposto a interpretare il ruolo di semplice comparsa. Nei primi minuti Lavezzi inventa un pallone per Zuniga, che si presenta davanti a Diego López senza riuscire a superarlo. La risposta degli spagnoli arriva quasi immediatamente: Marco Ruben calcia verso la porta di Morgan De Sanctis e costringe il portiere azzurro a un intervento importante. Il possesso del Villarreal cresce, mentre il Napoli fatica a trovare continuità. Lavezzi prova ad accendere la manovra con le sue accelerazioni, Hamsik cerca spazi tra le linee e Cavani rimane spesso isolato, stretto tra i difensori avversari. Passano i minuti, ma il risultato non si sblocca. E più lo 0-0 resiste, più il Napoli sembra avvertire il peso della serata.

Intanto a Manchester, dove il City affronta il Bayern, corre un secondo orologio. Al 36’ David Silva porta in vantaggio gli inglesi e alimenta le speranze della squadra di Mancini. La notizia raggiunge il Madrigal e rende ancora più pesante il pareggio degli azzurri. Con il City avanti e il Napoli fermo sullo 0-0, sono infatti gli inglesi a occupare virtualmente il secondo posto del girone. Il Bayern è già qualificato, il Villarreal è fuori dai giochi e la corsa agli ottavi si riduce a un confronto a distanza nel quale gli uomini di Mazzarri non possono permettersi di aspettare. Al 39’ Hamsik prova a scuotere i compagni con una conclusione dalla distanza che termina di poco fuori. Niente da fare. Il primo tempo si chiude senza reti e con il Napoli ancora padrone del proprio destino, almeno sulla carta.

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La ripresa non comincia meglio. Il Villarreal continua a rendersi pericoloso e De Sanctis deve mantenere alta l’attenzione. Intanto a Manchester arriva un’altra notizia, peggiore della precedente: al 52’ Yaya Touré firma il raddoppio del City. Gli inglesi hanno fatto la loro parte e ora aspettano soltanto un passo falso degli azzurri. Come se non bastasse, pochi istanti dopo la tensione coinvolge anche la panchina napoletana. Mazzarri viene espulso in seguito a un episodio a bordo campo con Nilmar, mentre il tabellone continua a mostrare uno 0-0 che comincia ad assumere contorni sempre più preoccupanti. Due gol inglesi, nessuno azzurro e un allenatore costretto ad abbandonare il terreno di gioco. Difficile immaginare uno scenario peggiore.

Eppure, proprio quando la serata sembra prendere una brutta piega, il Napoli comincia a ritrovare se stesso. Gli azzurri alzano il ritmo, cercano con maggiore insistenza la profondità e costringono Diego López a intervenire sulle iniziative offensive. Al 62’ Cavani prova a sfruttare un’incursione centrale, ma il portiere spagnolo esce per chiudergli lo spazio; sulla prosecuzione dell’azione, Lavezzi non riesce a trovare il gol. La porta del Villarreal continua a resistere e ogni occasione mancata sembra rendere più stretto il margine a disposizione. Per sbloccare una partita del genere servirebbe un episodio, magari un’invenzione di uno dei tre tenori dell’attacco. Arriva invece qualcosa di diverso, da un uomo che fino a quella sera non aveva ancora trovato il gol con la maglia del Napoli.

Inler, il protagonista che nessuno si aspettava

Inler era arrivato a Napoli nell’estate del 2011, acquistato dall’Udinese per aggiungere esperienza, equilibrio e sostanza al centrocampo di Mazzarri. Nazionale svizzero, abituato a dettare i tempi e a recuperare palloni, non era certo un calciatore sconosciuto, ma nemmeno uno di quelli dai quali ci si aspettava la giocata decisiva sotto porta. Il suo mestiere era un altro: proteggere la difesa, dare ordine alla manovra e permettere agli uomini offensivi di esprimersi. Nelle prime settimane in azzurro aveva dovuto trovare il proprio posto in una squadra che, dopo la cavalcata della stagione precedente, si affacciava alla Champions con ambizioni e responsabilità nuove. Il gol, fino a quel momento, non era ancora arrivato. E difficilmente qualcuno avrebbe scommesso su di lui per risolvere una serata nella quale nemmeno Cavani, Lavezzi e Hamšík erano riusciti a trovare la strada della rete.

Al 65’ è proprio Hamsik a consegnargli il pallone nella zona centrale del campo. Inler avanza, se lo sistema sul sinistro e lascia partire una conclusione potente dal limite dell’area. López rimane immobile, il pallone finisce in rete e il settore occupato dai tifosi napoletani esplode. Villarreal 0, Napoli 1. Un tiro, il primo gol con la maglia azzurra e la classifica del girone nuovamente capovolta. A Manchester il City sta vincendo 2-0, ma improvvisamente non basta più. La qualificazione torna nelle mani degli uomini di Mazzarri, trascinati da un centrocampista arrivato per garantire solidità e diventato, nel momento più delicato, l’uomo capace di spezzare l’equilibrio. Non Cavani, non Lavezzi. Gökhan Inler, con un sinistro destinato a entrare nei ricordi di un’intera tifoseria.

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NAPOLI, ITALIA - 13 GENNAIO: Gokhan Inler del Napoli festeggia il secondo gol della partita durante la partita di Serie A tra SSC Napoli e US Città di Palermo allo Stadio San Paolo il 13 gennaio 2013 a Napoli, Italia. (Foto di Getty Images/Getty Images)

Al Madrigal cambia tutto, anche se il risultato non permette ancora di sentirsi al sicuro. Il Napoli, fino a pochi minuti prima frenato dalla tensione, comincia a giocare con maggiore libertà. Lavezzi trova spazio per le sue accelerazioni, Maggio accompagna la manovra sulla fascia e il Villarreal, costretto a difendersi con più attenzione, lascia intravedere qualche varco. Il gol dello svizzero ha rovesciato la prospettiva della serata: non sono più gli azzurri a dover inseguire disperatamente una rete, ma gli spagnoli a cercare di rientrare in una partita che sembrava poter controllare. Resta però un dettaglio, e non da poco. Un solo gol di vantaggio può svanire in un istante, soprattutto in una notte europea. E a Napoli, dopo quanto accaduto su quello stesso campo nel febbraio precedente, nessuno ha dimenticato quanto possa costare una rimonta.

Hamsik, il ritorno e la consacrazione

Se Inler era stato il protagonista inatteso, Hamsik rappresentava invece una delle certezze sulle quali il Napoli aveva costruito la propria risalita. Arrivato dal Brescia nel 2007, quando gli azzurri erano appena tornati in Serie A, lo slovacco aveva accompagnato la crescita della squadra stagione dopo stagione. Dalla ricerca di una nuova dimensione nel massimo campionato italiano alle prime notti europee, fino alla Champions League. Con i suoi inserimenti, i gol e quella capacità di comparire nell’area avversaria al momento giusto, era diventato uno dei simboli del progetto di Mazzarri. E il Madrigal, per lui, aveva un significato particolare. Nel febbraio precedente aveva segnato il gol del vantaggio, prima che il Villarreal ribaltasse la partita e interrompesse il cammino degli azzurri. Dieci mesi dopo, nello stesso stadio, la storia gli offriva un’altra occasione.

Al 76’ il Napoli conquista un calcio d’angolo. Lavezzi batte basso, il pallone attraversa l’area e, dopo una deviazione mancata da Cavani, arriva dalle parti di Hamšík. Lo slovacco è nel posto giusto, a pochi passi dalla porta, e trova il tocco che vale il 2-0. Nessuna conclusione spettacolare come quella di Inler, nessun tiro dalla distanza capace di sorprendere il portiere. Basta un movimento, uno di quelli che Hamsik ha trasformato negli anni in una specialità, per mettere il pallone alle spalle di Diego López. Il Madrigal, che dieci mesi prima lo aveva visto segnare senza poter festeggiare il passaggio del turno, assiste ora a una scena completamente diversa. Stavolta il suo gol non apre una partita destinata a sfuggire di mano, ma mette al sicuro una qualificazione inseguita per tutta la sera.

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NAPOLI, ITALIA - 29 NOVEMBRE: Marek Hamsik del Napoli festeggia dopo aver segnato il gol di apertura durante la partita di Serie A tra SSC Napoli e Juventus FC allo Stadio San Paolo il 29 novembre 2011 a Napoli, Italia. (Foto di Giuseppe Bellini/Getty Images)

Intanto a Manchester il risultato non cambia. Il City continua a condurre 2-0 sul Bayern Monaco, ma gli sforzi degli uomini di Mancini stanno diventando inutili. Per lunghi tratti della serata gli inglesi avevano creduto di poter approfittare delle difficoltà napoletane, prima che Inler e Hamšík ribaltassero il destino del girone. Al Madrigal, invece, gli ultimi minuti scorrono tra il desiderio di festeggiare e la necessità di non concedere nulla. Il Villarreal prova ancora a rendersi pericoloso e nel recupero De Sanctis deve superarsi su una conclusione ravvicinata di Joselu. Anche il portiere vuole la propria parte in quella notte. Poi arriva il triplice fischio dell’arbitro norvegese Svein Oddvar Moen. Villarreal 0, Napoli 2. Gli azzurri possono finalmente festeggiare.

Da Villarreal alla storia, dieci mesi dopo

Il Napoli torna così tra le sedici migliori squadre d’Europa, superando un girone che alla vigilia sembrava costruito per lasciare pochissimo spazio alle sorprese. Bayern Monaco primo con tredici punti, Napoli secondo con undici, Manchester City terzo con dieci e Villarreal ultimo senza averne conquistato neppure uno. Gli inglesi, nonostante la vittoria per 2-0 sui tedeschi, devono accontentarsi dell’Europa League. Gli azzurri, invece, possono guardare agli ottavi, dove li attenderà il Chelsea. Un risultato che assume un valore ancora maggiore ripensando al percorso compiuto dalla squadra negli anni precedenti: il ritorno in Serie A nel 2007, la progressiva crescita sotto la guida di Mazzarri e infine la qualificazione in Champions, conquistata al termine di un campionato chiuso al terzo posto. Dalla ricostruzione dopo gli anni più difficili alla sfida con alcune delle grandi potenze del calcio europeo. E ora, tra le migliori sedici del continente, c’è anche il Napoli.

Ma i numeri, da soli, raccontano soltanto una parte di quella notte. Non dicono nulla del silenzio seguito al vantaggio di David Silva, della preoccupazione cresciuta dopo il raddoppio di Yaya Touré o della tensione esplosa con l’espulsione di Mazzarri. Non restituiscono nemmeno l’immagine di Diego López immobile sul sinistro di Inler, né quella di Hamsik pronto a spingere in rete il pallone del 2-0. Sono questi i dettagli che trasformano una vittoria in un ricordo, soprattutto quando arrivano in uno stadio che pochi mesi prima era stato teatro di una delusione. Il Villarreal aveva eliminato il Napoli dall’Europa League nel febbraio 2011; il Napoli, dieci mesi dopo, si era preso la propria rivincita, conquistando proprio al Madrigal una delle qualificazioni più importanti della sua storia recente.

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NAPOLI, ITALIA - 30 APRILE: Marek Hamsik della SSC Napoli festeggia dopo aver segnato il gol di apertura durante la partita di Serie A tra SSC Napoli e Genoa CFC allo Stadio San Paolo il 30 aprile 2011 a Napoli, Italia. (Foto di Paolo Bruno/Getty Images)

Il 7 dicembre 2011, insomma, il calcio aveva scelto due protagonisti diversi per chiudere un conto rimasto aperto. Gökhan Inler, che con il Napoli non aveva ancora segnato, trovò il suo primo gol quando la qualificazione sembrava allontanarsi. Hamsik, che in quello stesso stadio aveva già segnato senza riuscire a evitare l’eliminazione, tornò a colpire per completare l’impresa. Due storie differenti, unite dalla stessa notte e da una rivincita attesa dieci mesi. Il Madrigal, che a febbraio aveva visto uscire il Napoli dall’Europa, a dicembre lo salutò tra le migliori sedici squadre del continente. Stavolta la porta l’aveva aperta Inler. E ad attraversarla, entrando nella storia, era stato Hamsik.

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