Miralem Pjanic presenta il talento bosniaco ai tifosi della Juventus elogiando il lavoro della dirigenza
Juventus, che ritorno per Kolo Muani: McKennie pazzo di gioia
Arrivato negli ultimi giorni a Torino Kerim Alajbegovic ha già acceso il tifo bianconero. Tramite un intervista alla Gazzetta dello Sport, Miralem Pjanic presenta il talento bosniaco classe 2007. Alla Juve dal 2016 al 2020 il centrocampista elogia la dirigenza bianconera per aver concluso l'affare prima di altre squadre e afferma di conoscere il calciatore bene ma di non aver lavorato per portarlo a Torino.
Le parole di Pjanic:
Intervistato dalla Gazzetta Pjanic ha dapprima frenato le voci che lo vedevano come intermediario per il trasferimento: "Sono solo amico, di Kerim e della sua famiglia. Non sono un agente e non ho fatto nulla di speciale: mi sono limitato a esprimere la mia opinione con sincerità".In seguito ha elogiato la dirigenza bianconera: "Bravi i dirigenti della Juventus a convincere un ragazzo che aveva molte richieste, anche più ricche". Ha poi speso belle parole per il calciatore: "Kerim è un ragazzo più maturo dei suoi 18 anni e ha alle spalle una famiglia per bene. Io sono un amico del padre e gli ho detto cosa pensavo, tanto sulla Juventus quanto sulle altre opportunità. Alla fine la scelta è stata loro".
Caricamento post Instagram...
Successivamente ha sottolineato quanto la maglia della Juventus e l'ambiente possano pesare ma ha anche affermato come le qualità del calciatore possano sposarsi bene con l'idea tattica del mister: "Spalletti troverà il modo per impiegarlo al meglio. Sono stato allenato sei mesi a Roma da Luciano e la considero una gran fortuna: è straordinario. Per un giovane di talento come Kerim è un dono avere un maestro così". E dei suoi compagni in particolar modo con Kenan Yldiz: "Parlano la stessa lingua calcistica: i giocatori di qualità si trovano con naturalezza".
Ha concluso con un pensiero personale sul giocatore: "Cosa mi ha colpito di lui? Il mix di spensieratezza e freddezza: con Kerim succede sempre qualcosa. È giovane e deve crescere in tutto, senza montarsi la testa. Ho un debole per il suo tiro, secco e preciso. Se vede la porta, non ci pensa due volte. E spesso fa male: o segna o crea scompiglio".
© RIPRODUZIONE RISERVATA