L’ex difensore dell’Inter traccia un bilancio della stagione appena conclusa
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Nel pieno del Mondiale 2026, l’Inter si ritrova sotto i riflettori dopo una stagione importante, chiusa con risultati di rilievo e con una rosa che ha dimostrato grande solidità e continuità di rendimento. Ora però l’attenzione è tutta sul calciomercato: tra possibili innesti e qualche uscita, il club nerazzurro dovrà intervenire per mantenere alto il livello competitivo e garantire continuità al progetto tecnico. Su questi temi è intervenuto ai nostri microfoni Massimo Paganin, ex difensore interista, oggi opinionista televisivo e vice allenatore della Nazionale della Lettonia, per analizzare presente e futuro dei nerazzurri.
L’analisi di Massimo Paganin sulla stagione dell'Inter e sul ruolo di Chivu
Massimo, da ex calciatore dell’Inter, come ha vissuto la grande stagione dei nerazzurri, con la vittoria dello Scudetto e della Coppa Italia, e con quel percorso in Champions League?“Credo che la stagione dell’Inter sia stata davvero importante. Chivu ha preso una squadra che arrivava dalla pesante sconfitta in finale di Champions contro il PSG. Il suo compito è stato quello di ricostruire il gruppo dal punto di vista mentale. L’avvio non è stato semplice, anche a causa dello scetticismo generale nei suoi confronti. Devo ammettere che anch’io nutrivo qualche dubbio. Invece si è inserito nell’ambiente ideale e ciò gli ha permesso di lavorare correttamente. Conquistare il “doblete” non un traguardo semplice e lui l’ha raggiunto. Per quanto riguarda la Champions, è normale commettere qualche errore di inesperienza. Ciò non cambia il giudizio complessivo: l’Inter ha disputato una stagione straordinaria e meritata”.
L’Inter ha vinto più grazie alla qualità della rosa o alla capacità di Chivu di gestire un gruppo fortemente provato dalla sconfitta contro il PSG?
“Si vince quando l’ambiente è preparato per vincere. L’Inter lavora da anni verso questa direzione. I meriti vanno alla società e a tutta l’area tecnica. In un grande club bisogna creare le condizioni migliori per crescere e competere ai massimi livelli. L’Inter ha costruito esattamente questo negli ultimi anni. Chivu è stato molto bravo, vincere non è scontato. Non basta avere la squadra più forte, ma serve un’eccellente lavoro da parte della società sul mercato e nella programmazione. Il successo nasce dal lavoro di società, allenatore e giocatori".
"Costruire un gruppo di lavoro è semplice, costruire una squadra è un’altra cosa. Credo che Chivu sia stato bravo proprio in questo. È riuscito a stimolare mentalmente i giocatori, facendogli tornare la fame. Non bisogna dimenticare anche le varie situazioni delicate che si sono verificate all’inizio della stagione, come quelle legate a Lautaro e Çalhanoğlu. Chivu è stato bravo a riportare serenità nello spogliatoio”.
Poco più di una settimana fa è arrivato il rinnovo di contratto di Cristian Chivu, lei pensa che si possa aprire un ciclo duraturo con lui in panchina?
“Non lo so, dipenderà da lui e dal calcio italiano. In Italia è molto difficile aprire cicli lunghi più di 2 anni. Viene spesso detto che la squadra è arrivata alla fine del suo percorso e che ha bisogno di motivazioni diverse. A mio avviso le motivazioni sono la voglia di continuare a vincere, di entrare nella storia e di lasciare il segno. Credo che Chivu abbia questa ambizione. Penso che continuerà a cercare di alzare l’asticella stagione dopo stagione, ma ovviamente dovrà dimostrarlo sul campo. A mio parere, l’Inter sarà ancora la squadra da battere l’anno prossimo”.
Il pensiero di Massimo Paganin sul calciomercato dell’Inter
Nel giro di 24 ore, l’Inter ha visto sfumare prima Marco Palestra e poi Nico Paz, due concreti obiettivi per il mercato estivo. Lei crede che la società avrebbe dovuto fare uno sforzo economico maggiore, almeno per uno dei due?“Sarebbero stati due giocatori che avrebbero dato una grande mano all’Inter. Forse per Nico Paz sarebbe stato più complicato trovargli una giusta collocazione tattica in mezzo al campo, ma i grandi calciatori si adattano in breve tempo. Oltre questo, avrebbe comunque dovuto guadagnarsi il posto da titolare. Giocare nell’Inter è diverso dal giocare nel Como. Parlando di Palestra ho fatto fatica a comprendere la sua scelta. Il Chelsea ha affrontato diverse instabilità tecniche e, nel suo ruolo, dispone di uno dei migliori giocatori al mondo. È vero anche che si è trasferito nel campionato più competitivo del mondo, che gli potrà offrire una maturazione significativa".
"L’Inter ha perso due profili interessanti ma ultimamente ha sempre dimostrato di saper fare scelte ponderate e sostenibili economicamente. La partenza di Dumfries porta alla necessità di trovare un esterno che possa raccoglierne l’eredità. Si parla di Khalaili dell’Union Saint-Gilloise. In realtà l’Inter dovrà intervenire in vari reparti del campo. Ad esempio bisogna rinforzare la difesa, ma in generale la rosa avrà bisogno di essere rinnovata in alcune zone”.
Secondo lei, l’Inter ha bisogno di ringiovanire la rosa se vuole puntare ad aprire un ciclo? C’è un nome che le piacerebbe particolarmente vedere in rosa?
“Ci sono diversi giovani di questo Mondiale di grandissimo livello ma oggi le società italiane non possono competere economicamente contro le grandi potenze europee. Perciò è necessario orientarsi su profili accessibili ma che permettano di ringiovanire la rosa. I giocatori che arrivano devono essere giovani ma già pronti. Non c’è tempo di aspettarli, a meno che non vengano dal vivaio, come Pio Esposito".
"Per esempio, Khalaili non è più giovanissimo essendo un 2004, ma resta un esterno affidabile e una soluzione valida per sostituire Dumfries. Altro tema caldo sarà il centrocampo, fra Mkhitaryan, Frattesi e Sucic. A sinistra è ben coperta con Dimarco e Carlos Augusto. In attacco rimane una squadra molto pericolosa. In difesa ha mantenuto una struttura solida con giocatori come Bastoni, Bisseck e Akanji. Ora servono alcuni innesti mirati, funzionali e sostenibili".
Parlando invece della porta, è stato acquistato Ivan Provedel, con Martinez che dovrebbe diventare il portiere titolare. Lei concorda con questa scelta o avrebbe preferito un portiere di maggior rilievo?
“Storicamente l’Inter ha sempre avuto grandi portieri di altissimo livello. Se il club ha deciso di puntarci vuol dire che la valutazione è stata fatta con grande attenzione nel corso del tempo. Non si tratta di una scelta improvvisata ma il suo profilo è stato osservato attentamente. Evidentemente hanno ritenuto che fosse pronto per questo tipo di ruolo in un club così importante. Non dimentichiamo poi che l’Inter ora può contare anche su Provedel che sarà sicuramente un’alternativa affidabile. Si tratta di un portiere di grande esperienza e che rappresenta una sicurezza”.
Massimo Paganin e la valutazione della rosa interista
Parlando dei singoli, prima ha citato Pio Esposito. Durante la stagione è stato molto discusso, soprattutto dopo il rigore sbagliato contro la Bosnia. Secondo lei è pronto per essere il titolare dell’Inter?“No, a mio avviso gli altri sono ancora davanti a lui. Hanno più qualità e continuità, per questo dovrà ancora lavorare molto. Ma credo che lui stesso ne sia consapevole. Onestamente lascerei da parte il rigore con la Bosnia. Sono situazioni che fanno parte del percorso di un calciatore e che, per quanto dolorose, rappresentano momenti di crescita fondamentali. Ogni errore, se elaborato correttamente, ti fa capire che c’è ancora lavoro da fare per raggiungere i migliori”.
Considerando la stagione passata, qual è il giocatore che l’ha soddisfatta maggiormente e da chi invece si aspettava un rendimento migliore?
“Non direi che ci siano giocatori deludenti ma, in una squadra con queste aspettative, il livello deve essere molto elevato. Se devo individuare dei riferimenti positivi, credo che Lautaro Martinez sia l’esempio principale: è il giocatore che ha dato di più alla squadra, insieme a Thuram e Dimarco. Se bisogna individuare chi ha avuto quale difficoltà, si può dire che Bastoni ha vissuto una stagione molto complessa. Credo abbia vissuto un periodo emotivamente difficile, soprattutto per le situazioni legate alla Nazionale. Non credo abbia avuto il giusto sostegno nel momento in cui ne avrebbe avuto bisogno, ma questo fa parte del calcio. Sono esperienze che ti formano. Bastoni resta, in ogni caso, un giocatore di altissimo livello”.
Guardando l’intera rosa nerazzurra, c’è un giocatore che ritiene sottovalutato e magari da tener d’occhio per la prossima stagione?
“Luis Henrique e Diouf sono stati due giocatori usati meno nel corso della stagione, ma su cui Chivu ha lavorato tanto. Sucic, invece, mi è piaciuto molto. Da quando è arrivato ha fatto bene ed è cresciuto in modo costante. Sono questi i profili che potranno avere l’occasione di dimostrare il proprio valore. Poi ovviamente bisognerà vedere anche il mercato, perché ci sono sempre le sorprese. Ci sono giocatori che arrivano senza attenzione mediatica e che si rivelano fondamentali. Sarà necessario quindi attendere l’inizio della stagione ma penso che l’Inter sarà ancora la squadra da battere”.
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Il calcio dalla TV alla panchina
Da anni ormai lei è un opinionista e commentatore tecnico per Mediaset. Come le è nata questa esperienza e come si trova a poter lavorare con importanti personalità del giornalismo sportivo italiano?“Si tratta di un percorso che si costruisce poco alla volta. Il mio ingresso a Mediaset è nato per caso. Ho conosciuto Alberto Brandi, si è creato un ottimo feeling e da lì si è aperta questa opportunità. Ormai sono 11 anni che lavoro a Mediaset e si è creato un ambiente familiare. La TV è un ambiente molto strutturato e con regole precise: bisogna rispettare i tempi, studiare squadre e giocatori e tanto altro. Noi siamo una TV commerciale e non possiamo usare un linguaggio troppo tecnico, come una pay TV. Infine ho la fortuna di lavorare con grandi professionisti come Pardo, Callegari, Trevisani, Piccinini. E’ un percorso che mi piace ma so che ci sarà molto da migliorare".
Inoltre, da due anni e mezzo sono il vice allenatore di Paolo Nicolato, con la Nazionale della Lettonia, Sono tornato a lavorare sul campo perché essere a contatto con i ragazzi è la cosa che amo di più. Inoltre, ho iniziato anche il corso UEFA Pro, che sto frequentando qui in Lettonia. Sarà un altro passo nel mio percorso di crescita”.
Il pronostico di Massimo Paganin sul Mondiale 2026
Secondo lei, chi vincerà il Mondiale che si sta giocando in Nord America?“La Francia attualmente ha qualcosa in più rispetto alle altre. Ha una grande profondità di rosa ed è attrezzata per arrivare in fondo. mi piacciono molto anche l’Inghilterra e la Spagna. Sul fronte sudamericano vedo l’Argentina come una delle favorite, al contrario di un Brasile che, nonostante sia approdato agli ottavi di finale, non mi sta entusiasmando particolarmente. L’Argentina ha ancora Messi e la squadra gioca per lui, creando un gruppo molto forte. In generale penso che Francia e Argentina siano le grandi favorite”.
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