Aquila federale da una parte, aquila bicipite dall'altra. Un simbolo apparentemente identico ma che nasconde dietro di se storie completamente diverse

Due squadre che sono obbligatoriamente chiamate a non sbagliare. C'è molto in palio nella sfida tra Germania-Serbia, in programma domani sera all'Allianz Arena. La squadra di Jugen Klopp è reduce dal clamoroso KO contro la Grecia che ha complicato il cammino verso la qualificazione alla fase finale. Naturalmente c'è ancora modo per recuperare, ma la sfida contro i serbi può risultare decisiva. Stesso discorso vale per i giocatori di Veljko Paunović, ultimi ancora a 0 punti e in caso di nuova sconfitta l'ombra della retrocessione in Lega B si farebbe ancora più ingombrante. Vietato sbagliare.

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Aquila federale contro aquila bipolare: la storia dietro un simbolo apparentemente identico

La sfida di domani sera tra Germania-Serbia non metterà davanti solo due Nazionali che cercano riscatto, ma anche due nazioni accomunati da un unico simbolo: l'aquila. Da questo punto di vista può sembrare che tedeschi e serbi siano come fratelli ma le cose non stanno proprio così. Nonostante il simbolo sia apparentemente identico, aquila federale per la Germania e aquila bicipite per la Serbia, dietro di se nasconde due storie completamente opposte e in epoche del tutto diverse. Andiamo a conoscere la storia di questi simboli.

L'aquila federale: una tradizione storica nata come rappresentazione di Odino

La Bundesadler, l'aquila federale, rappresenta un'aquila nera posta su uno scudo giallo e ha una tradizione storica molta lontana: sin dalle tribù germaniche, che la identificavano come rappresentazione di Odino, essendo vista come la messaggera degli Dei, per poi passare alla dominazione romana che portò un altro tipo di aquila, fino alla creazione del Sacro Romano Impero che continuava a identificarsi sotto lo stesso simbolo. Oltre all'eternità divina, simboleggiava anche coraggio e forza, motivo per cui l'uccello veniva spesso raffigurato sugli stendardi militari.
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L'apparizione dell'attuale aquila imperiale (Reichsadler) risale a Carlo Magno ed è ormai accertato che nel XIII secolo lo scudo dorato con l'uccello rappresentasse già l'impero, mentre una prima grande svolta avvenne nel 1433 quando l'imperatore Sigismondo adottò come simbolo un'aquila a due teste. Da allora il simbolo dell'impero sarebbe rimasto l'aquila bicipite, con impressa sul ventre l'insegna della casata imperiale.

Con la caduta dell'impero nel 1806 e la creazione della Confederazione germanica (composta di trentanove Stati teutonici), non si ebbe alcun simbolo fino al 1848 quando, durante la rivoluzione tedesca, il Parlamento di Francoforte riprese l'aquila con due teste, ma senza le insegne imperiali. Il simbolo, tuttavia, non raggiunse una popolarità diffusa. Nel 1918, con la nascita della Repubblica di Weimar, si tornò dopo secoli all'aquila con una sola testa che da allora, con in mezzo i 12 anni del regime nazista, rappresenta l'attuale stemma nazionale.

L'aquila bicipite: un simbolo nel nome di Stefan Nemanja

A differenza di quella federale, l'aquila bicipite trova le sue origini in un'epoca certa, ovvero nell'XI secolo, periodo in cui il principe Stefan Nemanja (1166–1196) divenne tra i primi in Serbia ad utilizzare l'animale sacro come simbolo e la dinastia Nemanjić, di cui è fondatore, lo usò come stemma. Le due teste simboleggiano la dualità del potere o l'unione tra la sovranità spirituale e temporale, oltre allo sguardo rivolto contemporaneamente verso Oriente e Occidente.

Durante il regno dell'imperatore Stefan Dušan (1331–1345), l'aquila bicipite fu utilizzata su oggetti di uso quotidiano e documenti statali, come marche da bollo e proclami. Anche le famiglie nobili serbe contemporanee (Mrnjavčević e Lazarević) adottarono il simbolo come continuazione simbolica. Il principe Lazar (1371–1389), durante la ristrutturazione del monastero di Hilandar sul Monte Athos, incise l'aquila bicipite sulla parete settentrionale. L'aquila bicipite fu ufficialmente adottata da Stefan Lazarević dopo aver ricevuto il titolo di despota, il secondo titolo bizantino più alto, da Giovanni VII Paleologo nel 1402 alla corte imperiale di Costantinopoli. Anche la Chiesa ortodossa serba la adottò.

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PRAGA, REPUBBLICA CECA - 17 GIUGNO: Max Meyer (a sinistra), della Germania, e Milos Jojic, della Serbia, contendono il pallone durante la partita del Gruppo A del Campionato Europeo Under-21 UEFA tra Germania e Serbia, disputata allo stadio Letna il 17 giugno 2015 a Praga, Repubblica Ceca. (Foto di Martin Rose/Bongarts/Getty Images)

Sul petto dell'aquila d'argento in campo rosso, dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, è stato posizionato uno scudo rosso con una croce bianca e quattro "S" cirilliche stilizzate (corrispondenti al motto Samo sloga Srbina spasava - "Solo l'unità salva i serbi"). Lo stemma è sormontato dalla corona reale della dinastia Karađorđević, a testimonianza dell'identità storica monarchica del paese nonostante la forma di governo repubblicana.

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