Da Adana al Mondiale, fino alla sfida agli Azzurri: la Turchia è diventata la seconda vita calcistica di Montella.
La Turchia agli Europei, Montella sotto la curva: grande gioia dopo il derby di Roma...
Vincenzo Montella avrebbe preferito incontrarle tutte, tranne una. “Avrei voluto affrontarle tutte, ma non l’Italia, figuriamoci due volte in pochi giorni”, ha ammesso alla vigilia della doppia sfida di Nations League. Non serviva fingere indifferenza. Ha indossato venti volte la maglia azzurra, ha giocato un Europeo e un Mondiale, in Italia ha costruito quasi tutta la propria carriera da calciatore e buona parte di quella da allenatore. Il 28 settembre, però, a Bursa non si presenterà come un italiano temporaneamente seduto sull’altra panchina. La Turchia, ormai, non è più una parentesi.
Cinque anni prima Montella era arrivato ad Adana per ricominciare. Oggi guida una Nazionale che ha portato ai quarti di Euro 2024 e poi di nuovo a un Mondiale dopo ventiquattro anni di assenza. In mezzo ci sono stati risultati, crescita e una promozione in Lega A di Nations League. È rimasto abbastanza a lungo perché quel percorso smettesse di sembrare una parentesi professionale. “Tra Adana e nazionale sono qui da cinque anni e mi sento a casa”, ha raccontato pochi giorni prima di affrontare l’Italia.
Per capire quanto pesino quelle parole bisogna tornare al 2021, quando la Turchia non era ancora una seconda casa. Era soprattutto una via d’uscita.
Adana, dove Montella ricominciò ad allenare
Dopo l’esperienza alla Fiorentina terminata nel dicembre 2019, Montella rimase lontano dalla panchina per oltre un anno e mezzo. In Italia non arrivarono occasioni capaci di convincerlo e durante il periodo del Covid iniziò perfino a pensare che la sua vita da allenatore potesse essersi chiusa lì. Lo ha raccontato lui stesso nell’aprile 2026: nessun colloquio con direttori sportivi italiani per molto tempo, qualche proposta poco stimolante e la sensazione che forse non valesse più la pena ricominciare.Poi arrivò l’Adana Demirspor: Montella accettò la panchina nell’agosto 2021 con uno spirito molto diverso da quello che aveva accompagnato le esperienze a Roma, Fiorentina, Milan o Siviglia. In seguito avrebbe definito quella scelta una sorta di nuova gavetta: andare lontano dall’Italia, rimettersi alla prova e capire se dentro fosse rimasta ancora la stessa passione. Adana gli diede la risposta. “Mi sono detto: vado a fare la gavetta, vediamo se mi viene quella passione dentro di nuovo. Ed è tornata”, avrebbe raccontato cinque anni più tardi.
Il campo fece il resto: Dopo una prima stagione positiva, nel 2022-23 l’Adana Demirspor chiuse la Süper Lig al quarto posto, il miglior piazzamento della propria storia nella massima serie. Quel risultato portò anche alla prima qualificazione europea del club. Per Montella, che pochi anni prima sembrava essere scivolato ai margini del giro italiano, la Turchia diventava il luogo in cui il suo nome tornava a essere associato a un progetto in crescita.
Dall’Adana alla Nazionale turca
Nel settembre 2023 la federazione turca lo chiamò per sostituire Stefan Kuntz. Mancavano appena tre partite alla fine delle qualificazioni a Euro 2024 e la situazione richiedeva risultati immediati. Montella firmò un accordo triennale e cominciò il 27 settembre e, poco dopo arrivarono le vittorie contro Croazia e Lettonia e il pareggio con il Galles: la Turchia conquistò il pass per l’Europeo e chiuse il girone al primo posto. In Germania, nell’estate successiva, quella squadra smise rapidamente di essere una semplice outsider. Batté Georgia e Repubblica Ceca nel girone, eliminò l’Austria agli ottavi e arrivò fino ai quarti contro i Paesi Bassi. Furono cinque partite, tre vittorie e un’eliminazione arrivata soltanto fra le migliori otto: per la Turchia il secondo miglior risultato europeo della propria storia dopo la semifinale del 2008.Caricamento post Instagram...
Il Mondiale ritrovato, poi il crollo americano
Il risultato più pesante arrivò nel marzo 2026. La Turchia non partecipava a un Mondiale dal 2002, quando aveva chiuso addirittura al terzo posto in Corea e Giappone. Ventiquattro anni dopo, la squadra di Montella superò i playoff europei e conquistò il biglietto per Canada, Messico e Stati Uniti.Quell’estate, però, ha cambiato brutalmente il tono del racconto: La Turchia venne eliminata già dopo le prime due partite del girone, perdendo contro Australia e Paraguay. Contro i sudamericani arrivò lo 0-1 che rese aritmetica l’eliminazione, nonostante il Paraguay avesse chiuso la gara in dieci uomini. Il dato più difficile da ignorare riguardava l’attacco: 62 tiri complessivi nelle prime due partite e zero gol segnati. Montella, dopo il ko con il Paraguay, disse di non aver mai visto qualcosa di simile in 35 anni di calcio professionistico.
La critica turca fu durissima. Dall’uomo che aveva riportato entusiasmo e una Nazionale al Mondiale dopo ventiquattro anni, Montella diventò in pochi giorni uno dei principali bersagli del fallimento. Gli vennero contestate la sterilità offensiva e la mancanza di alternative tattiche, mentre la federazione evitava decisioni immediate e prendeva tempo sul suo futuro. La posizione che pochi mesi prima sembrava solidissima non lo era più.
Montella, però, non si tirò indietro. Alla vigilia dell’ultima partita del girone chiarì di non avere intenzione di dimettersi e rivendicò il percorso costruito con quella generazione. La risposta a chi auspicava un suo passo indietro fu netta: avrebbe continuato finché presidente e giocatori avessero creduto nel progetto. Intorno a lui, intanto, continuava a circolare il nome della Roma. Il legame con il club giallorosso era noto da anni e, poco prima del Mondiale, lo stesso presidente della federazione turca aveva raccontato che Montella aveva ricevuto in passato un’offerta da Trigoria e aveva chiesto di poterla valutare, salvo poi decidere di restare in Turchia. Per un allenatore che aveva sempre conservato Roma come possibile destinazione speciale, il dettaglio rendeva ancora più evidente il bivio: tornare verso l’Italia o continuare il lavoro iniziato altrove.
La federazione scelse la continuità. Il presidente Ibrahim Hacıosmanoglu difese pubblicamente il progetto e ricordò che una Nazionale non poteva essere gestita con la stessa logica di un club, cancellando due anni di lavoro per due partite negative. La sua permanenza, a quel punto, pesava più di prima. Non restava perché tutto era andato bene; restava dopo essere passato attraverso il punto più basso del proprio ciclo turco.
L’Italia dall’altra parte
Il sorteggio della Nations League gli ha messo davanti proprio il Paese che avrebbe evitato più volentieri. Turchia e Italia si incontrano il 28 settembre a Bursa e di nuovo il 5 ottobre al Dall’Ara di Bologna. Per Montella significa affrontare due volte in pochi giorni una Nazionale della quale ha fatto parte da calciatore e un calcio nel quale è cresciuto, ha segnato e allenato per quasi tutta la vita.Con l’Italia ha giocato venti partite. Era nella rosa arrivata in finale a Euro 2000 e partecipò al Mondiale del 2002. Da allenatore ha lavorato con Roma, Catania, Fiorentina, Sampdoria e Milan prima di cercare fortuna altrove. È abbastanza per rendere impossibile raccontare questa partita come una sfida qualsiasi.
Eppure qualcosa si è spostato. Quando parla del calcio italiano Montella continua a usare il “noi”, difende la qualità della Nazionale e ragiona sui problemi strutturali della Serie A. Nello stesso tempo confronta quel sistema con quello turco, sottolineando gli investimenti nello sport e una programmazione che considera più lunga e condivisa. Non guarda più la Turchia dall’esterno: dopo cinque anni, ne parla come di un ambiente che conosce e nel quale si sente riconosciuto e, anche per questo definirlo semplicemente “ex azzurro” racconta soltanto metà della storia.
Una seconda patria costruita sul campo
Montella non ha rinnegato l’Italia e non ne avrebbe motivo. Ha detto che un giorno potrebbe tornare a lavorare in Serie A, soprattutto perché gli manca la quotidianità del club. La Roma resta un legame particolare e il calcio italiano continua a essere il luogo nel quale ha costruito quasi tutta la propria identità professionale. La Turchia, però, è arrivata quando quella carriera sembrava essersi fermata. Ad Adana ha ritrovato il desiderio di allenare, con la Nazionale ha costruito i risultati più importanti della sua esperienza in panchina e nel 2026 ha riportato un Paese intero al Mondiale dopo ventiquattro anni. Poi ha attraversato il fallimento più duro: eliminazione al girone, zero gol nelle prime due partite, critiche, ipotesi di esonero. È rimasto anche dopo quello.Caricamento post Instagram...
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