Dopo la gara Bellingham è andato a consolare il suo caro amico e i due sono stati visti più volte scherzare fra loro.

Inghilterra-Norvegia, il quarto di finale del Mondiale, è stata una gara piena di polemiche. Su tutte, le proteste del papà di Haaland e il mancato passaggio di Sorloth per il suo compagno di reparto. Ma non solo: è stata anche la sfida di due grandi amici. Haaland e Jude Bellingham.

Bellingham e l'amicizia con Haaland: "Sarà sempre mio fratello"

Un'amicizia di vecchia data. Nata quando tutti e due erano due giovani calciatori, non che ora siano vecchi, di belle speranze. Tutti e due giocavano, all'epoca per il Borussia Dortmund in Bundesliga. Stiamo parlando, ovviamente, della stella della nazionale dei Tre Leoni, Bellingham, e del centravanti della Norvegia Haaland, che è diventato forse l'uomo icona del Mondiale e sicuramente uno dei calciatori più amati della competizione. I due si sono sfidati sul campo nei quarti di finale del torneo e alla fine l'inglese ne è uscito vincitore. Adesso, dovrà affrontare l'Argentina di Messi per guadagnarsi un posto in finale.
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Haaland Norvegia
OSLO, NORVEGIA - 31 MARZO: Erling Haaland (Norvegia) in azione durante l'amichevole internazionale tra Norvegia e Svizzera all'Ullevaal Stadion, il 31 marzo 2026 a Oslo, Norvegia. (Foto di Stuart Franklin/Getty Images)

Terminata la gara il campo ha lasciato spazio a numerose polemiche, come spesso accade in questa competizione. Il padre del centravanti del Manchester City, in particolare, ha gridato al furto e ha contestato duramente l'operato dell'arbitro nel corso del match. I due calciatori, però, non sembrano particolarmente interessati alle polemiche e dopo la gara si sono abbracciati.

Il giocatore del Real Madrid, infatti, è andato subito a consolare il suo amico. Anche nel corso della partita, durante i supplementari, i due sono stati visti mentre parlavano e sorridevano. Della loro grande amicizia ha poi parlato Bellingham, intervistato dalla stampa nel postmatch. Queste le sue, splendide, parole: "La gente ci ha visto rivali per novanta minuti, io ho visto solo mio fratello. Sapevo come si sentiva perché ci sono passato anche io. Per questo sono andato subito da lui. Non per le telecamere, non per i titoli dei giornali: solo per ricordargli che un risultato non definirà mai chi è. Sarà sempre mio fratello".

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