Dopo il disastro del Mondiale del 2026, la Corea del Sud si trova in una fase di transizione e dubbi: il più criticato è proprio capitan Son
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La Corea del Sud sta attraversando una delle sue crisi più profonde e al centro del ciclone c'è proprio il suo figlio calcistico prediletto: Heung-min Son. Dopo una spedizione disastrosa ai Mondiali del 2026, culminata con una clamorosa eliminazione ai gironi e un duro scontro con la stampa per le ironie sul mancato servizio militare del giocatore, la nazionale asiatica è implosa in un vortice di polemiche, lotte interne e interventi delle autorità governative. Il ruolo dell'ex bandiera del Tottenham, oggi al Los Angeles FC, è finito per la prima volta seriamente in discussione, portando alla luce spaccature generazionali che sembrano ormai insanabili.
Corea, il caso Son arriva in Parlamento
La gravità della situazione è diventata pubblica lo scorso 21 ottobre, direttamente nelle aule della politica. Durante una riunione parlamentare, il politico Jeong Yeon-wook ha messo all'angolo il presidente ad interim della Federazione calcistica coreana (KFA), Lee Yong-soo, chiedendogli conto di un'indiscrezione clamorosa: all'interno dello spogliatoio, i compagni più giovani si rifiuterebbero di chiamare il capitano (Son appunto) con il suo nome, riferendosi a lui in modo distaccato come "numero 7". Il presidente federale non ha smentito, confermando tacitamente un quadro di totale disgregazione dello spogliatoio. Una situazione aggravata dalle recenti indagini: dopo le dimissioni dell'allenatore Hong Myung-bo e del presidente della KFA Chung Mong-gyu, la polizia ha addirittura fatto irruzione negli uffici federali per fare chiarezza su presunte irregolarità gestionali.Caricamento post Instagram...
L'opposizione chiede cambi immediati
La polemica non riguarda soltanto i giovanissimi: attualmente, a guidare l'opposizione contro l'attuale spogliatoio sarebbero i giocatori della cosiddetta "classe del '96". Elementi di spicco e di esperienza europea come Kim Min-jae (Bayern Monaco), Hwang Hee-chan (ora allo Schalke 04) e Hwang In-beom (Porto) avrebbero manifestato una profonda insoddisfazione verso la leadership di Son, arrivando a chiedere un nuovo capitano dopo il flop mondiale. Tensioni confermate dalle parole durissime di Hwang In-beom dopo il pareggio di ottobre col Venezuela: "Sono stanco fisicamente e mentalmente... ci sono molte cose che devono cambiare, ma non sembra che stia accadendo nulla". La situazione sembrava talmente compromessa che voci insistenti davano i tre senatori pronti all'addio definitivo alla nazionale, scenario sventato in extremis dall'intervento di un dirigente della Nazionale.
Un idolo in declino verso la Coppa d'Asia
Se fuori dal campo la situazione è disastrosa, anche sul campo lo status di intoccabile del "numero 7" scricchiola. Nonostante sprazzi di classe purissima, come la punizione trasformata a ottobre contro l'Uzbekistan che gli è valsa il 59° centro in nazionale, per la stampa coreana l'ipotesi di escluderlo dai titolari non rappresenta più un tabù sacrilego. Con il Mondiale del 2030 che appare come un traguardo irraggiungibile per limiti anagrafici, l'ultima grande chiamata per ricompattare un ambiente a pezzi e lasciare un'eredità positiva resta l'imminente Coppa d'Asia, che prenderà il via il 7 gennaio (salvo rinvii al 2028 per instabilità geopolitiche in Medio Oriente).© RIPRODUZIONE RISERVATA