L'attaccante del Como si racconta: il rimpianto Atletico, il sogno Getafe e quella telefonata di Xavi che poteva portarlo al Barcellona

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Nel corso di una lunga intervista, Alvaro Morata ha affrontato diversi temi legati alla sua grande carriera, soffermandosi su alcuni particolari retroscena come il suo rapporto con l'Atletico Madrid dopo l'addio e la chiamata di Xavi che avrebbe potuto portarlo al Barcellona. L'attaccante del Como ha ammesso il suo grande rimpianto in merito alla vicenda coi Colchoneros e, tra i tanti argomenti, ha anche parlato del suo futuro in Italia.

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Morata sul rimpianto dell'Atletico Madrid

Intervistato ai microfoni del podcast El camino de Mario, Alvaro Morata ha parlato del suo addio all'Atletico Madrid: "Il mio unico grande rimpianto in carriera è stato aver lasciato l'Atletico Madrid. Al termine del match contro il Borussia Dortmund, la mia mente è andata in tilt. In appena tre mesi ho lasciato il club per cui avevo sempre desiderato giocare. Darei tutto ciò che ho vinto in carriera pur di vincere un titolo con l'Atletico. Dopo l'errore di Dortmund, ho passato il momento più difficile della mia carriera. Non tanto per le critiche sui social media, ma più per la mia storia e per quello che significava per me, sono certo che non ci sarebbe stato annata migliore. Sono un tifoso dell'Atletico. Con loro, sarei andato in finale di Copa del Rey contro la Real Sociedad. Ho chiamato Koke, ho comprato i biglietti, però alla fine non sono andato allo stadio per timore che potesse succedere qualcosa o che potesse contestarmi. Ci tenevo anche a portare i miei figli".

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SASSUOLO, ITALIA - 17 APRILE: Álvaro Morata of Como 1907 durante la Serie A match tra US Sassuolo Calcio e Como 1907 allo Stadio Mapei Citta del Tricolore il 17 aprile 2026 a Sassuolo, Italia. (Foto di Alessandro Sabattini/Getty Images)

Continuando, proprio sull'Atletico ha dichiarato: "Aver lasciato il club mi fa male, proprio quando credo che finalmente mi avessero apprezzato e, onestamente, credo di essere andato via per un senso di colpa. Per quanto mi riguarda, l'Atletico resterà sempre tra i migliori club mondiali. Ovviamente, non sapevo che sarebbe poi arrivato Alvarez, ma in tal caso non me ne sarei andato a prescindere. A quel tempo, era difficile addirittura passeggiare per strada poiché c'erano i tifosi dell'Atleti che mi contestavano e i tifosi del Real infastiditi dal fatto che fossi un tifoso colchoneros. Purtroppo, non comprendono il fatto che questo si tratti di un lavoro a tutti gli effetti. Ho vestito la maglia del Real perché è capitata la possibilità, e provo molta gratitudine per l'occasione, però non ho odio nei confronti di nessuno".

Concludendo sul rapporto con i Colchoneros: "Ora la cosa che mi dà sollievo è il fatto di incontrare tifosi dell'Atletico Madrid che mi salutano con affetto. Per me questo vale moltissimo e, aggiungo, che mi piace anche spiegare loro cosa rappresenta per me l'Atletico. Spesso mi fanno tante domande ma io rispondo sempre che quello che si vede non è la normalità. La normalità è combattere per tutta la tua vita per ottenere qualcosa. Io sono stato baciato dalla fortuna, ma è vero anche che ho lavorato moltissimo e, proprio per questo motivo, vorrei che i miei figli tifassero per i colchoneros: la vita è la cosa più vicina a ciò che è l'Atletico Madrid. Vedere Koke, Simeone e tutti gli altri rincorre da anni il sogno Champions League, rivedere poi Koke in ritiro per continuare da capo quello che è l'obiettivo... personalmente non ce la farei".

L'attaccante spagnolo sul Como e il Barcellona

Successivamente, l'attaccante ex Milan e Juventus si è soffermato sul suo futuro al Como: "Fabregas sarà ricordato nella storia del calcio come. È davvero molto intelligente, ha preso il meglio da ogni tecnico per cui ha giocato. E di ottimi allenatori ne ha avuti tanti. Il mio futuro? Spero di rimanere al Como, ho ancora un contratto, però ovviamente nel calcio e nella vita può accadere sempre di tutto. La mia non è stata una buona stagione, per cui, capirei l'eventuale scelta di lasciarmi andare o di esplorare altre opzioni. Personalmente mi piacerebbe giocare per il Getafe, ma riflettendoci, non credo di essere ancora mentalmente pronto per ritornare a giocare in Liga. Sentire i commenti delle persone allo stadio... perché ciò che dice la gente mi influenza ancora tanto e, purtroppo, non posso cambiare chi sono".

Infine, Morata ha voluto rivelare un curioso retroscena sul suo possibile trasferimento al Barcellona di Xavi: "Sono stato molto vicino a vestire la maglia del Barcellona. Mi arrivò una telefonata da Xavi dicendomi che avrei potuto aiutare la sua squadra: che con il suo pressing e tutte le altre caratteristiche del suo gioco, sarei stato perfetto. A quel punto, provai a spiegare a Max Allegri che giocare per i blaugrana sarebbe stata un'opportunità clamorosa, però, alla fine non è successo".

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